Un'assemblea pubblica per dire 'No' alla decisione della Rai di (s)vendere il proprio patrimonio immobiliare. Usigrai e Coordinamento dei Cdr della Tgr Rai hanno chiamato a raccolta, lunedì 18 maggio 2026, in campo San Geremia, a Venezia, giornaliste e giornalisti e, assieme a loro, rappresentanti di sindacati e società civile, delle istituzioni, della cultura e dell'arte per protestare contro la vendita di Palazzo Labia, sede della redazione veneta della Rai, e contro il piano di dismissioni che l'azienda vuol portare avanti.
Obiettivo della mobilitazione, che è stata anche occasione per ripercorrere la storia dell'edificio e degli affreschi di Tiepolo al suo interno, «dire no alla svendita dei luoghi che rappresentano la Rai», come ha detto il segretario Usigrai Daniele Macheda nel suo intervento. «Questo palazzo, come gli altri che la Rai vuole vendere, sono sì della Rai, ma anche della comunità» e dunque, l'edificio «deve restare della Rai e deve restare pubblico. È un luogo non solo di arte e lavoro, ma anche di informazione, necessario per essere uniti», il messaggio dei sindacalisti Rai.
Fra gli interventi che si sono succeduti in piazza anche quelli dell'attrice Ottavia Piccolo e di Giuseppe Giulietti, dell'associazione Articolo 21, e del professor Giandomenico Romanelli, storico dell'arte, già direttore dei Musei Civici di Venezia e fra i massimi esperti in Italia del Tiepolo. Presente l'esponente M5S in commissione di Vigilanza Dolores Bevilacqua, che ha annunciato un'interrogazione al ministro Giuli «affinché il ministero della Cultura faccia il suo dovere ed eviti la privatizzazione di Palazzo Labia facendo tutto quanto è in suo potere per sventare questa ipotesi».
A sostenere la manifestazione c'erano anche l'Ordine dei giornalisti del Veneto e colleghe e colleghi del Sindacato Giornalisti Veneto, che per la giornata di mobilitazione ha convocato una riunione straordinaria del Consiglio direttivo.
«In più di 200 a Venezia hanno raccolto l'appello dell'Usigrai e dei Cdr Rai contro la dismissione del patrimonio immobiliare Rai e per la difesa del servizio pubblico radiotelevisivo», scrive il sindacato regionale, presente al presidio con una folta delegazione guidata dal vicesegretario vicario Diego Neri.
«Dismettere il patrimonio immobiliare è preoccupante – ha detto Neri – perché testimonia la volontà non solo di disinvestire, con ricadute anche sull'offerta informativa, ma anche, come nel caso di Venezia, spogliarsi di un pezzo di storia e di arte e rinunciare al radicamento territoriale in una città che sta perdendo in particolare le presenze di attività che esulano dai settori attinenti al turismo. Per il sindacato veneto tutto questo è inaccettabile».
Il 22 maggio si chiuderanno le offerte per la vendita di edifici di proprietà della Rai,15 immobili. Fra gli altri, il Palazzo di Giò Ponti a Milano, le sedi di Firenze e Genova, oltre allo storico Palazzo della Radio e delle Teche a Torino e Palazzo Labia a Venezia, un gioiello del XVII secolo che conserva un'intera stanza affrescata dal Tiepolo. (mf)