Viviamo più a lungo, ma la vera sfida oggi è vivere più a lungo in buona salute. È questo il filo conduttore della tavola rotonda “La psicologia dell’invecchiamento tra clinica, prevenzione e qualità della vita”, promossa da Casagit Salute e Pmi Salute e svoltasi a Roma lunedì 23 febbraio 2026.
Ad aprire i lavori, riporta Casagit Salute sul suo sito web, è stato il presidente di Pmi Salute, Alfredo Longhi, che ha rilanciato con forza il valore della collaborazione tra fondi sanitari, sottolineando come la capacità di «lavorare bene insieme» rappresenti una leva strategica per affrontare le sfide poste dall’invecchiamento della popolazione, attraverso visioni condivise e strumenti comuni.
Sulla stessa linea Francesco Matteoli, direttore generale di Casagit Salute, che ha ribadito il valore della partnership in una fase particolarmente delicata per la sanità integrativa, segnata da un rafforzamento delle regole e dei controlli su chi opera nel settore della salute.
A coordinare il dibattito Laura Berti, giornalista e conduttrice di Medicina 33, che ha inquadrato il tema partendo dai dati demografici: il tasso di mortalità è cresciuto del 3,1% rispetto al 2023, un quarto della popolazione italiana ha almeno 65 anni e cresce in modo significativo la fascia degli over 80.
Gli anziani sono oggi più attivi rispetto al passato, ma il Servizio sanitario nazionale fatica a reggere la pressione: secondo i dati Gimbe, nel 2023 il 58% delle strutture sanitarie è privato, percentuale che sale oltre il 70% per quelle di tipo residenziale. In questo contesto, la prevenzione diventa un fattore cruciale.
Marco Micocci, professore ordinario di Matematica finanziaria e Scienze attuariali all’Università di Cagliari, ha illustrato alcuni macro-dati sui fondi sanitari integrativi, basati su un campione di circa 6 milioni di iscritti. Le fasce di età sopra i 60 anni risultano poco rappresentate e, nella maggior parte dei fondi, il rapporto con l’iscritto non viene mantenuto dopo il pensionamento.
Questo pone una questione centrale: che ruolo hanno oggi gli anziani nei fondi sanitari? In molti casi, nessuno. Casagit Salute rappresenta invece un’eccezione, continuando a coprire gli iscritti anche in età avanzata.
Sul fronte medico scientifico è intervenuto Fabio Lucidi, professore ordinario di Psicometria all’Università La Sapienza di Roma, che ha sottolineato il ruolo centrale della psicologia dell’invecchiamento, ricordando come l’aumento della durata della vita media non abbia modificato la durata massima della vita umana: ciò che è cambiato è che sempre più persone riescono ad arrivare alla vecchiaia, e il modo in cui ci arrivano fa la differenza.
Il tema clinico è stato approfondito da Francesco Landi, direttore del Dipartimento di Scienze dell’Invecchiamento della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, che ha sottolineato l’importanza di sviluppare e proteggere i meccanismi biologici, agendo su prevenzione e stili di vita. Landi ha ricordato otto fattori essenziali: dieta, esercizio fisico, controllo della glicemia, peso, colesterolo, astensione dal fumo e qualità del sonno. Intervenire su questi aspetti può tradursi in un aumento significativo della sopravvivenza: fino a 15 anni in più per le donne e 12 per gli uomini. In questo solco si inserisce il progetto Longevity Run, attivo in diverse città italiane.
La prevenzione neurologica, invece, è stata al centro dell’intervento di Giovanni Anzidei, vicepresidente della Fondazione Igea, che ha ricordato come dal cervello dipendano moltissime funzioni della nostra salute e come la sua funzionalità diminuisca fisiologicamente con l’età. Proprio per questo è stato sviluppato il protocollo “Train the Brain”, finalizzato alla prevenzione dell’invecchiamento e delle patologie neurodegenerative.
I dati presentati mostrano che il 2% degli over 45 analizzati presenta già problemi cognitivi conclamati, mentre quasi il 20% si colloca ai limiti della norma, spesso senza esserne consapevole.
Un risultato che evidenzia un ampio margine di intervento precoce: «Agire su quel 20% di popolazione – ha concluso Anzidei - permette di allungare la qualità della vita, diffondere una cultura di prevenzione attrattiva e a livello di programmazione sanitaria apportare un risparmio assistenziale significativo». (anc)