La vita lavorativa delle donne è ancora un percorso ad ostacoli. Lo certificano i dati emersi dal dibattito e corso di formazione “Il (super) lavoro delle donne”, promosso dalla Commissione pari opportunità della Fnsi svoltosi nella sede del sindacato dei giornalisti a Roma martedì 10 marzo 2026.
“I numeri della diseguaglianza” è stato il titolo della relazione della Prof.ssa Maria De Paola, dirigente Inps, da cui sono emersi dati disarmanti: il tasso di occupazione femminile nel nostro Paese è stato nel 2024 del 53,3% a fronte del 71,1% degli uomini. Un livello che pone l’Italia agli ultimi posti in Europa. Anche nella professione giornalistica si registra un gap occupazionale, ma sempre più limitato man mano che si scende nelle classi di età: se per gli ultrasessantenni il rapporto è di 67,8% uomini a 32,2% per le donne, nelle giovani generazioni fino a 30 anni si raggiunge una quasi parità con il 51,8% per gli uomini e 48,2% per le donne.
La maggiore disparità si registra comunque nelle carriere e nei livelli economici: se le retribuzioni contrattuali riconoscono lo stesso stipendio, tutte le voci aggiuntive della retribuzione fanno la differenza. Ma ancor più penalizzante per le donne è la discontinuità dovuta alla maternità che aggrava il gap salariale e contributivo in maniera irrecuperabile fino alla pensione.
Ancora più desolante il quadro del lavoro giornalistico autonomo. Patrizia Pennella, coordinatrice del Consiglio di Indirizzo dell’Inpgi, ha illustrato i dati dell’Istituto dimostrando l’insostenibilità del sistema attualmente vigente per i liberi professionisti, collaboratori, partite iva e cococo: «Oggi l’Inpgi sta erogando pensioni pari a 500/600 euro al mese, un’evidente certificazione che il lavoro giornalistico è diventato lavoro povero qualificato».
Un gap che potrebbe essere in parte recuperato attraverso la legge sull’equo compenso e con il rinnovo del contratto collettivo di lavoro giornalistico su cui si è soffermata Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi: «Rinnovare il contratto collettivo di lavoro scaduto da 10 anni è la condizione per difendere i diritti economici della professione ma è anche condizione perché la stampa sia libera e non ricattabile», ha detto richiamando la categoria alle mobilitazioni del 27 marzo e del 16 aprile.
Il corso ha approfondito, con le testimonianze di Erika Nicchiosini, collaboratrice de La Stampa, e della direttrice di Radio3, Simona Sala, anche l’enorme divario esistente fra chi conduce “una vita da precaria” e chi è riuscita a scalare le gerarchie interne arrivando all’apice di una testata e di una rete. «Quando proponi sei pezzi in un giorno e nessuno va in pagina il giorno dopo, la frustrazione è massima», ha detto Nicchiosini mettendo anche in rilievo la competitività che si sviluppa con altri colleghi che vivono la stessa condizione.
Ma anche l’approdo ad una posizione apicale non è esente da differenziazioni: «Al mio primo incarico da direttrice non capivo perché la mia retribuzione non era pari a quella degli altri direttori», sono state le parole di Simona Sala. «E mi sono accorta che dovevo chiedere, insistere, premere perché ci fosse il riconoscimento di una parità sostanziale che è però arrivata col tempo».
«Ma le donne non devono lottare solo perché a parità di mansioni venga attribuita la stessa retribuzione. Vorrebbero anche una vita più serena con momenti di libertà da dedicare ai propri interessi», ha rimarcato Lara Ghiglione, segretaria confederale Cgil, col suo intervento “Il pane e le rose” che ha tracciato un panorama delle conquiste delle donne «da non dare mai per scontate».
Davanti ad una platea attenta e partecipe hanno parlato di divario Nord/Sud e della grande difficoltà di conciliazione fra carichi familiari e di lavoro, le giornaliste Luigia Ierace e Maria Cava, componenti della Commissione pari opportunità Fnsi.
«Questa iniziativa è la prima che la Cpo della Federazione nazionale della Stampa ha voluto promuovere sul tema del lavoro delle donne e si inscrive nel percorso di approfondimento scelto per offrire alle colleghe ed ai colleghi anche utili strumenti di lavoro. Ma la Commissione ha trattato precedentemente argomenti di grande spessore quali la violenza, le molestie e il linguaggio sessista», ha detto Vanna Palumbo, coordinatrice della Cpo, che ha aperto e condotto i lavori «resi possibili - ha sottolineato - dalla collaborazione della presidente, Mara Pedrabissi, e di tutte le colleghe che hanno fornito un qualificato contributo organizzativo».