«Raccontare i fatti nella loro interezza, contestualizzando un evento e fornendo quanti più dettagli possibili, è un dovere professionale oltre che un presidio di democrazia. È quello che ha fatto la giornalista e nostra collaboratrice Rita Rapisardi nelle sue cronache sugli scontri avvenuti a Torino durante il corteo per Askatasuna. Per questo lavoro rigoroso, è stata oggetto di minacce e insulti sul web e non solo. Una campagna d’odio, alimentata anche da alcuni colleghi che, mettendone in dubbio la professionalità, hanno contribuito a favorire attacchi personali e intimidazioni». Lo denuncia, in una nota diffusa mercoledì 4 febbraio 2026, il Comitato di redazione di Radio Popolare.
Il Cdr prosegue: «Attacchi ancora più gravi perché rivolti a una giornalista freelance, categoria che spesso senza adeguate tutele e garanzie contribuisce in maniera fondamentale all’informazione del Paese. Per questo – conclude la nota - esprimiamo a Rita Rapisardi tutta la nostra solidarietà e vicinanza».
Anche la Federazione nazionale della Stampa italiana è al fianco della collega Rita Rapisardi. «Nessun giornalista – afferma la segretaria generale Alessandra Costante - può essere colpevolizzato per aver fatto il lavoro di verifica e controllo della notizia. È molto brutto che gli insulti arrivino da haters online, è ancora peggio sapere che ci sono altri giornalisti che lanciano accuse e insulti in direzione della collega. Mi auguro – conclude - che gli organi di giustizia dei nostri enti di categoria possano farsi sentire».
Sulla questione si sono espresse anche le Cpo Usigrai, Cpo Cnog, Cpo Fnsi e Giulia giornaliste: «Minacce di stupro, insulti misogini e volgari, minacce di morte: è la tempesta di odio che si è abbattuta attraverso i suoi profili social sulla giornalista Rita Rapisardi, rea di aver fatto il proprio lavoro, ossia di aver raccontato quanto ha visto durante gli scontri di Torino e in particolare l’aggressione ad un poliziotto da parte di un gruppo di antagonisti. Una testimonianza preziosa e diretta anche su quello che il video dell’aggressione non mostrava. Il risultato è stata un’aggressione inaccettabile, che ha costretto Rapisardi a blindare i suoi profili, ancora più grave perché come sempre quando si vuole colpire una giornalista il metodo è colpirla in quanto donna, con il consueto armamentario sessista. Hate speech, misoginia, violenza verbale: non sono solo parole ma strumenti di intimidazione per silenziare una professionista».
Le Commissioni pari opportunità e Giulia giornaliste concludono esprimendo «la loro solidarietà e il loro sostegno a Rita Rapisardi e condannano l’ennesimo attacco alla libertà di stampa». (anc)