Due giorni di sciopero per chiedere, ancora un volta, garanzie e per protestare contro la mancanza di trasparenza da parte dell'azienda nella cessione del quotidiano. «L’assemblea delle giornaliste e dei giornalisti di Repubblica – spiega una nota del Cdr pubblicata martedì 9 febbraio 2026 sul sito web del giornale – si è riunita per ore in serata e per questa ragione, non potendo chiudere le pagine, il quotidiano domani 10 febbraio non sarà in edicola».
Il Comitato di redazione ha inoltre indetto per il 10 febbraio uno sciopero e perciò anche l’11 febbraio il giornale non uscirà.
«Ormai da settimane – incalzano i rappresentanti sindacali – la vertenza del nostro giornale è aperta: sappiamo che Exor è in trattativa per la vendita di Gedi con il gruppo greco Antenna. Ma questa trattativa in esclusiva è scaduta lo scorso 31 gennaio, e la società non ci ha ancora detto se c'è stata una proroga e fino a quando. Le informazioni in nostro possesso finiscono qui. Abbiamo anche chiesto perché la scelta sia ricaduta su di un editore sconosciuto ai più e non ad altri che si erano detti interessati, ed è una domanda che rimane aperta. Ci sono (state) altre offerte? Se sì, perché non prenderle in considerazione? Abbiamo coinvolto chiunque fosse possibile, continuiamo a farlo, lavorando assieme alle organizzazioni sindacali, interpellando istituzioni, lettori, partiti, enti pubblici, da Agcom all’European Board for Media Services. Abbiamo fatto il nostro lavoro giornalistico per tentare di fare luce sulla natura del potenziale acquirente e ciò che ne è uscito fuori non ci tranquillizza affatto, anzi. Abbiamo manifestato pubblicamente la nostra rabbia e preoccupazione».
In questa trattativa, come i giornalisti denunciando da tempo, «manca trasparenza, necessaria e fondamentale quando in ballo c’è un prodotto che non è solo economico ma uno strumento di equilibrio di un già fragile pluralismo mediatico. Le nostre richieste di garanzie, occupazionali e democratiche, sono ad oggi cadute nel vuoto di fronte a un silenzio ostinato e irrispettoso di chi, per il ruolo che ricopre, dovrebbe darcele. L’editore John Elkann – rilevano i lavoratori – si rifiuta di incontrare le rappresentanze sindacali».
Una situazione che coinvolge 1.300 famiglie. «Lo spezzatino di Gedi, quel che era il primo gruppo editoriale italiano, continua indisturbato. Come – prosegue il Cdr – nel disinteresse generale, salvo dei sindacati e di chi del proprio lavoro vive, è stato smantellato un pezzo di industria italiana. Tutto questo mentre gli azionisti ogni anno portavano a casa dividendi miliardari. La storia di Repubblica e del gruppo Gedi è paradigmatica. Racconta bene lo strapotere di pochi, senza regole e senza controlli; il destino incerto dei molti che non hanno ereditato patrimoni né credono nella legge del più forte e del più furbo; le pavidità e connivenze di purtroppo molti decisori pubblici, attenti agli interessi delle oligarchie e meno al bene comune. Questa vicenda non è quindi solo nostra».
E ancora: «Noi, giornaliste e giornalisti, lavoratrici e lavoratori, cittadine e cittadini, non abbiamo alcuna intenzione di rassegnarci o auto-silenziarci. Nel rispetto nostro, della storia di un giornale che ha appena compiuto 50 anni, e delle lettrici e dei lettori. Repubblica – concludono i rappresentanti sindacali – nasce con un forte senso di identità e appartenenza ad un sistema di valori ben definito: progressista, antifascista, per la conquista di nuovi diritti sociali e civili, contro ogni forma di razzismo. Con queste lenti abbiamo raccontato l’Italia e il mondo per mezzo secolo. La nostra battaglia è per restare fedeli a tutto questo. A chi ci ha voluto piegare, o a chi magari vorrebbe ancora farlo in futuro, rispondiamo che siamo ancora qui».
Alle colleghe e ai colleghi di Repubblica in sciopero esprime solidarietà e vicinanza la Federazione nazionale della Stampa italiana. «Trasparenza e fiducia – ribadisce il sindacato – sono valori ai quali chi opera nel mondo dell’informazione, giornalisti ed editori, dovrebbe guardare come a stelle polari. Capiamo il momento delicato, probabilmente, nella trattativa, ma un po’ di chiarezza nella cessione di un asset strategico come Repubblica contribuirebbe in questo momento a dare tranquillità ai lavoratori e anche ai lettori. Un comportamento padronale è l’atteggiamento più sbagliato che l’editore possa tenere».
Solidarietà anche da parte dell'Usigrai, al fianco delle giornaliste e dei giornalisti che chiedono garanzie occupazionali e democratiche nelle trattative per la vendita del Gruppo Gedi, trattative di cui ad oggi non hanno notizie certe. «Comprendiamo molto bene la preoccupazione e l'amarezza espressa dal comitato di redazione 'per il silenzio ostinato e irrispettoso dell'editore, che si rifiuta di incontrare le rappresentanze sindacali'. Una mancanza di rispetto - osserva l'organismo sindacale di base della Fnsi - verso le 1300 famiglie dei dipendenti del Gruppo, che vivono con il fiato sospeso perché senza prospettive certe per il futuro».
Al fianco delle giornaliste e dei giornalisti di Repubblica anche l'Associazione Stampa Romana, che evidenzia come l'azienda continui a non dare risposte «su una vicenda opaca, che si trascina da mesi, in cui si gioca una partita decisiva per il sostanziale pluralismo dell'informazione, da anni fortemente ridotto anche attraverso operazioni di cessione, concentrazione, aggregazioni di testate, che hanno impoverito la dialettica democratica. Cedere Repubblica, e le altre testate del gruppo, senza rispettarne la storia e l'identità - rimarca il sindacato regionale - significa rompere il rapporto fiduciario tra giornalisti e lettori, colpire lo stesso valore materiale delle testate, mettere a rischio l'occupazione».
La solidarietà del Cdr de La Stampa per i colleghi di Repubblica
Il Comitato di Redazione de La Stampa esprime piena solidarietà alle colleghe e ai colleghi di Repubblica in questa fase di profonda crisi e incertezza che non è più tollerabile e che investe l'intero gruppo Gedi. L'ostinato silenzio della proprietà Exor di fronte alle legittime richieste delle rappresentanze sindacali non è solo grave, è inaccettabile, e alimenta una preoccupazione che giorno dopo giorno diventa rabbia e determinazione. A oggi non esiste alcuna garanzia o clausola di salvaguardia né per l'occupazione né per l'autonomia e l'indipendenza editoriale delle testate, valori che dovrebbero essere intoccabili e che invece vengono messi in discussione da mesi di incertezza, sulle spalle di oltre 1.300 lavoratrici e lavoratori e delle loro famiglie.
Questa situazione non colpisce solo chi lavora nelle redazioni, ma mina l'intero sistema dell'informazione del Paese, aprendo una ferita profonda nel pluralismo e nella libertà di stampa, pilastri irrinunciabili della democrazia. Il Cdr de La Stampa chiede con forza assunzione di responsabilità e rispetto per chi ogni giorno garantisce con il proprio lavoro la qualità, la credibilità e la dignità di testate che sono parte essenziale della storia editoriale italiana. Siamo e saremo al fianco delle colleghe e dei colleghi di Repubblica, nelle redazioni e nelle battaglie: la loro lotta è anche la nostra. (mf)