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Servizio pubblico 24 Nov 2015

Riforma Rai, il testo in commissione al Senato: emendamenti entro il primo dicembre

La riforma della governance della Rai torna in parlamento con l’apertura della discussione, oggi, in commissione Lavori pubblici e comunicazioni del Senato. La maggioranza punta ad una approvazione in tempi brevi e la Commissione fissa il termine per la presentazione di emendamenti e ordini del giorno per martedì 1° dicembre alle ore 16.

La riforma della governance della Rai torna in parlamento con l’apertura della discussione, oggi, in commissione Lavori pubblici e comunicazioni del Senato. La maggioranza punta ad una approvazione in tempi brevi e la Commissione fissa il termine per la presentazione di emendamenti e ordini del giorno per martedì 1° dicembre alle ore 16.

Torna in parlamento il ddl di riforma della governance Rai e del servizio pubblico radiotelevisivo. Oggi pomeriggio si è infatti aperta in commissione Lavori pubblici e comunicazioni al Senato, in sede referente, la discussione generale sul testo già approvato a palazzo Madama a fine luglio e poi modificato dalla Camera il 21 ottobre 2015. Si ipotizza un voto in tempi brevi, visto che l'obiettivo della maggioranza è arrivare al via libera definitivo, senza modifiche rispetto al testo approvato dalla Camera, entro due o al massimo tre settimane.
In questa ottica, dopo la presentazione del provvedimento da parte del senatore Raffaele Ranucci del Pd, sul proposta del presidente la Commissione ha convenuto di fissare il termine degli emendamenti e degli ordini del giorno per martedì 1° dicembre alle ore 16.
Tra le principali novità introdotte ci sono le nuove disposizioni sul contratto di servizio nazionale e su quelli regionali, la cui durata passa da 3 a 5 anni, con l’espressa previsione di garantire “l'informazione pubblica a livello nazionale e quella a livello regionale attraverso la presenza in ciascuna regione e provincia autonoma di proprie redazioni e strutture adeguate alle specifiche produzioni” e i maggiori poteri assegnati in materia al governo, che prima di ogni rinnovo dei contratti deve indicarne gli indirizzi.
Cambia la composizione del Cda, che passa 9 a 7 membri (4 eletti dal Parlamento, 2 nominati dal governo e uno designato dall'assemblea dei dipendenti) per i quali vengono previsti requisiti di onorabilità, prestigio e competenza. Inoltre non possono ricoprire la carica di consiglieri di amministratore della Rai ministri, viceministri e sottosegretari in carica o che abbiano ricoperto la carica nei dodici mesi precedenti alla data della nomina.
Viene istituita la figura dell'Amministratore delegato, anche se in un primo momento sarà il Direttore generale ad avere poteri più ampi: l'Amministratore delegato sarà nominato dal Cda su proposta dell'assemblea dei soci e resterà in carica per tre anni, salvo possibilità di revoca da parte dello stesso consiglio di amministrazione, “assume, nomina, promuove e stabilisce la collocazione aziendale degli altri dirigenti, nonché, su proposta dei direttori di testata e nel rispetto del contratto di lavoro giornalistico, degli altri giornalisti”. 
Vengono poi introdotti nuovi criteri di trasparenza e viene rimodulata la figura del presidente. Viene infine demandata all’intervento governativo la modifica del Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, da adottarsi entro 12 mesi dall’entrata in vigore della legge.

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