«L'esame del decreto Milleproroghe alla Camera si è concluso e la convenzione con Radio Radicale per il servizio di trasmissione radiofonica delle sedute parlamentari è stata prorogata, ma con un inatteso e immotivato dimezzamento del corrispettivo originario. L'emendamento approvato prevede la possibilità di stipulare accordi anche con Camera e Senato e siamo fiduciosi che si proceda senza indugi in questo senso». Cdr, Snater e Cgil di Radio Radicale commentano così, in una nota diffusa venerdì 20 febbraio 2026, all'indomani della discussione del provvedimento in Commissione a Montecitorio, la novità che riguarda l'emittente.
Tuttavia, le rappresentanze sindacali di Radio Radicale sottolineano che «il corrispettivo ad oggi riconosciuto, in assenza di ulteriori accordi o interventi, porterà inevitabilmente, e in tempi brevi, alla chiusura della nostra emittente. Ci rivolgiamo quindi alla politica tutta - governo, maggioranza, opposizioni, presidenze di Camera e Senato - perché ci permetta di continuare a garantire il servizio pubblico che svolgiamo, con apprezzamento bipartisan, da 50 anni. Noi andremo avanti finché riusciremo, ma il tempo è un fattore fondamentale. Già a partire da questo mese le lavoratrici e i lavoratori di Radio Radicale non riceveranno lo stipendio».
Un appello simile l'avevano la sera prima rivolto al governo anche Federazione nazionale della Stampa italiana e Associazione Stampa Romana. «Pur registrando la reintroduzione del finanziamento per Radio Radicale, non possiamo fare a meno di sottolineare come di fatto il suo dimezzamento metta a rischio la sopravvivenza stessa dell'emittente», rilevavano la segretaria generale Fnsi Alessandra Costante e il segretario del sindacato regionale, Stefano Ferrante.
«Radio Radicale – la posizione di Fnsi e Stampa Romana – svolge una funzione unica nel panorama editoriale italiano, trasmettendo in diretta sedute parlamentari e delle Commissioni. Opera che non ha prezzo per la democrazia. Proprio per l'importanza di Radio Radicale nella formazione dell'opinione pubblica, ci auguriamo che il governo possa trovare ancora le risorse necessarie per evitare la crisi irreversibile della radio». (mf)