«Le immagini del poliziotto preso a calci e martellate da incappucciati a Torino hanno colpito e indignato tutta l'Italia che crede nelle Istituzioni e nella democrazia. Non ci può essere nessuna giustificazione o relativismo di fronte alla violenza. Detto questo, il ruolo del servizio pubblico è quello di informare. Con equilibrio, Imparzialità, obiettività e completezza, come previsto dal contratto di servizio». Lo scrivono Cdr Tgr Piemonte e Coordinamento Cdr Tgr dell'Usigrai in una nota congiunta diffusa martedì 3 febbraio 2026.
«Nel racconto della Tgr Piemonte – proseguono – nonostante l’impegno e il lavoro profuso da colleghe e colleghi per la copertura di un evento così complesso, è mancata in parte la completezza. Un collega aveva raccolto il giorno successivo alla manifestazione l'intervista a una componente del centro sociale Askatasuna. Il collega aveva fatto domande: dure, dirette e senza fronzoli, mettendola di fronte alla violenza degli incappucciati contro un poliziotto. Quell'intervista i telespettatori non l'hanno mai potuta vedere. Nemmeno in piccola parte. La motivazione addotta dal direttore della Tgr al Comitato di redazione di Torino è totalmente non condivisibile: la persona intervistata, che ha risposto alle domande guardando la telecamera, non ha fornito nome e cognome».
Incalzano i rappresentanti sindacali: «Decine di volte abbiamo mandato in onda portavoce di associazioni che, legittimamente, non hanno voluto il proprio nome nella grafica sottopancia. Decine e decine di volte abbiamo trasmesso interviste di persone di spalle per tutelare l'anonimato loro o dei familiari. È il lavoro del giornalista: valutare l'attendibilità dell'intervistato, verificare le fonti e fare domande. Intermediazione giornalistica che, invece, non c'è stata nella pubblicazione del video arrivato preconfezionato con l'intervista al poliziotto ferito. In questo caso nessuno ha potuto porre domande».
Per i giornalisti, «non parliamo né di par condicio, né di censura, ma di svilimento del lavoro giornalistico. E questo – concludono – fa male alla Tgr e a tutta la Rai servizio pubblico». (mf)