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Rai, appello per una riforma contro la lottizzazione (Foto: Ansa)
Appelli 11 Mag 2021

Rai, appello a governo e parlamento per una riforma «contro la fatalità  della lottizzazione»

A sottoscriverlo studiosi, artisti, manager e giornalisti, fra cui anche il presidente e il segretario generale della Fnsi, Giuseppe Giulietti e Raffaele Lorusso. Auspicabile, vi si legge, «un'iniziativa organica che ridefinisca l'orizzonte dell'azienda di servizio pubblico».

Un appello al Parlamento «affinché, superata al meglio l'incombenza delle nomine previste dalla legge, passi alla riforma strutturale del Servizio Pubblico. Contro la fatalità della lottizzazione». Lo hanno sottoscritto un gruppo di costituzionalisti, studiosi del settore, artisti, manager, giornalisti, sindacalisti ed ex parlamentari, tra cui Giorgio Assumma, Piero Badaloni, Stefano Balassone, Antonio Baldassarre, Claudio Cappon, Liliana Cavani, Pier Luigi Celli, Enzo Cheli, Innocenzo Cipolletta, Gianfranco Comanducci, Paolo De Andreis, Domenico De Masi, Vittorio Emiliani, Nuccio Fava, Luciano Flussi, Carlo Freccero, Gianpiero Gamaleri, Giuseppe Giulietti, Giampiero Gramaglia, Angelo Guglielmi, Giancarlo Leone, Raffaele Lorusso, Simona Marchini, Nino Rizzo Nervo, Carlo Rognoni.

«Sono in corso le procedure di nomina del nuovo Consiglio di amministrazione Rai. Un semplice adempimento, accompagnato come sempre da varie emozioni sia nell'azienda sia nel mondo che le ruota intorno – scrivono nel documento pubblicato su Primaonline –. Al di là di questi prossimi momenti, incombe al Parlamento e al Governo la responsabilità di scelte che siano all'altezza della sfida di sistema, tecnologica, di mercato e di impresa che impegna l'intero sistema nazionale delle Tlc. In questo ambito, in particolare, l'industria della comunicazione audiovisiva è colpita dalla crisi della tv nazionale, cui internet e social progressivamente sottraggono i ricavi, spingendo gli operatori privati verso nuove strade e dimensioni e mettendo a rischio la stessa presenza pubblica nella radiotelevisione. Per questo è auspicabile, in misura lancinante, che il Parlamento e il Governo non si limitino alle nomine del Cda richieste dalla legge, ma pongano mano a un'iniziativa organica che ridefinisca l'orizzonte della Rai su: 1) Specificità del soggetto pubblico rispetto alla tv commerciale e riequilibrio delle fonti di ricavo; 2) Informazione; 3) Coesione sociale; 4) Rapporto con la produzione nazionale; 5) Governo della Rai».

Su quest'ultimo punto nell'appello si legge che «l'esperienza estera, e sopra tutte quella inglese, dimostra che non è utopico conciliare vertici nominati dalla politica con una sostanziale stabilità ed autonomia di conduzione dell'impresa in mano pubblica. Punti essenziali sono la separazione fra le fonti di nomina e le funzioni di controllo e rendicontazione, insieme con l'adozione di banali accorgimenti nella turnazione del "Collegio" cui siano conferiti i poteri proprietari. Funziona altrove, funzionerebbe, volendolo, da noi».  (Ansa)

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