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Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella (Foto: quirinale.it)
Istituzioni 01 Mag 2026

Primo maggio, Mattarella: «Il lavoro è dignità, plasma il nostro essere e il nostro futuro»

Da Pontedera, giovedì 30 aprile 2026, il Capo dello Stato ha - fra l'altro - rivolto un saluto «a tutti i sindacati che rappresentano i lavoratori e i loro interessi» e augurato «buona Festa del lavoro anche a chi il lavoro lo sta cercando, a chi lo difende, a chi cerca di superare le barriere del lavoro povero e precario».

Il lavoro «fondamento essenziale della nostra convivenza». La Festa del Lavoro «Festa della Repubblica che sul lavoro si fonda», che «ricorda il cammino del nostro Paese, il dinamismo e la tessitura della solidarietà dei diritti in fabbrica». Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, celebrando la festa del Primo maggio 2026 in visita, giovedì 30 aprile, allo stabilimento Piaggio di Pontedera.

«Il lavoro - ha anche detto il Capo dello Stato - è presidio della società ed espressione della libertà della persona, è dignità. L'obiettivo di una nuova e piena occupazione è il messaggio dei costituenti che hanno voluto che la Repubblica fosse fondata sul lavoro, per sottolineare che la Repubblica sarebbe stato il tempo delle opportunità».

Il presidente ha poi rivolto un pensiero ai troppi morti sul lavoro, «una piaga che non accenna a sanarsi», rilevando che «la sicurezza sul lavoro resta un impegno che non consente rinunce o distinguo. Si tratta di un tributo inaccettabile», ha scandito.

A Cgil, Cisl e Uil che hanno deciso di celebrare insieme il Primo maggio con il motto 'Lavoro dignitoso', Mattarella ha poi rivolto «l'augurio più intenso. L'organizzazione sindacale, la sua libertà, e anche la sua capacità di trovare ampi e importanti momenti di unità, è parte insostituibile della vita democratica», ha ribadito, rivolgendo quindi «un saluto a tutti i sindacati che rappresentano i lavoratori e i loro interessi».

Aggiungendo ancora: «Il lavoro plasma il nostro essere e il nostro futuro. Contribuisce a far mettere radici, a renderci artefici, protagonisti, responsabili della società che lasciamo a figli e nipoti». Il lavoro è «attore preminente nella realizzazione degli obiettivi di solidarietà sociale assegnati dalla Costituzione».

Ma il lavoro va anche difeso, «in questo cambiamento d'epoca» in cui l'accelerazione tecnologica porta alla sua trasformazione, «una trasformazione che rischia di condurre anche a forme di una sua svalutazione, da prevenire e scongiurare», ha ammonito il Capo dello Stato, che ha anche ricordato come fabbriche, lavoratori e organizzazioni sindacali siano stati «in primo piano nella costruzione, dopo la guerra, della nuova Italia, nello sviluppo dei diritti, nel welfare, nella civiltà». Così come oggi, le parti sociali - sindacati, imprese, associazioni - sono chiamate a contribuire con i loro valori a quella coesione sociale di cui vive «un Paese forte, in cui vige l'eguaglianza dei cittadini».

E dopo aver rimarcato che «il dialogo sociale non deve mai interrompersi», il presidente ha augurato «buona festa del lavoro anche a chi il lavoro lo sta cercando, a chi lo difende, a chi cerca di superare le barriere del lavoro povero e precario». (mf)

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