«Nel 2025, la libertà di stampa in Europa è stata sottoposta a pressioni continue, alimentate da cause legali, tentativi di controllo dei media e repressione transnazionale. A queste pressioni si è aggiunto un contesto sempre più ostile al giornalismo». È quanto afferma il rapporto annuale sulla libertà di stampa in Europa pubblicato martedì 3 marzo 2026 dalla Piattaforma per la sicurezza dei giornalisti sponsorizzata dal Consiglio d'Europa.
Nel documento si evidenzia che «questa situazione è stata mitigata da iniziative intraprese in diversi Stati e a livello europeo per migliorare la libertà di stampa e la sicurezza dei giornalisti».
Ma nel rapporto si avverte che per impedire un'ulteriore erosione della libertà di stampa «occorre un'azione decisiva da parte degli Stati membri, del Consiglio d'Europa e delle istituzioni europee al fine di porre fine all'impunità per gli attacchi ai giornalisti, salvaguardare i media di servizio pubblico assicurandone l'indipendenza e finanziamenti adeguati, affrontare minacce strutturali quali l'appropriazione dei media e la legislazione restrittiva e contrastare le molestie online e le intimidazioni coordinate».
Le organizzazioni che formano la piattaforma, per lo più attive nella difesa della libertà di stampa e la sicurezza dei giornalisti, richiede anche «un impegno molto più forte da parte degli Stati» nell'interagire con la piattaforma stessa. «Nel 2025, meno di una segnalazione su tre ha ricevuto una risposta da parte dei governi e solo il 20% di tutte le segnalazioni dal 2015 è stata risolta, rivelando un divario crescente tra gli impegni politici presi dagli Stati e una protezione efficace della libertà di stampa e dei giornalisti», rileva ancora il rapporto.
Per quanto riguarda l'Italia, inoltre, il Rapporto mette in evidenza alcune criticità fra cui i casi dei giornalisti spiati, il rischio di ingerenze da parte della politica sui media di servizio pubblico, i casi di potenziale eccessiva concentrazione nelle mani di poche aziende editoriali della proprietà dei mezzi di informazione.
Un intero paragrafo del rapporto, infine, è dedicato alle difficili condizioni di lavoro ed economiche di chi svolge la professione di giornalista, sia come lavoratore dipendente sia come lavoratore autonomo: solo in Danimarca e Germania, e in parte in Belgio, Estonia, Finlandia, Olanda e Svezia, i rischi legati a precarietà dei rapporti di lavoro e basse retribuzioni «restano limitati».
Fra le altre cose, lo studio sollecita i governi nazionali a promuovere il dialogo sociale e sostenere la contrattazione collettiva di settore, estesa anche ai lavoratori non assunti, e invita, infine, la Commissione europea e gli Stati membri «ad affrontare il problema del falso lavoro autonomo nel settore dei media».
In Italia, oltre ad avere un contratto di lavoro scaduto da 10 anni è da registrare anche l'assenza di un equo compenso per i giornalisti lavoratori autonomi.
PER APPROFONDIRE
Il rapporto sulla libertà di stampa in Europa è disponibile (in inglese e francese) sul sito web del Consiglio d'Europa.