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Un momento dell'incontro (Foto: quirinale.it)
Istituzioni 14 Apr 2026

Informazione, Mattarella: «Gli editori non fanno un mero prodotto, ma un bene pubblico»

Incontrando gli studenti delle scuole di giornalismo, il Capo dello Stato si è anche soffermato sulle trasformazioni della professione, sulla Rai, sull'IA, sull'indipendenza e il rigore necessari a giornaliste e giornalisti per essere «testimoni di verità». La segretaria generale Costante: «Grazie Presidente. Oggi è difficile assicurare un'informazione di qualità quando il settore è stato precarizzato».

«La qualità dell'informazione interroga più soggetti: chi la produce, chi la realizza, chi la riceve e chi deve provvedere affinché le tutele riconosciute non si riducano. Dunque i cittadini perché possano formarsi un'opinione liberamente critica. Quindi i giornalisti che devono agire con indipendenza e rigore. Gli editori che sanno di impegnarsi in un settore vitale per la democrazia; fanno impresa, naturalmente, ma quel che ne è al centro non è un mero prodotto, bensì un bene pubblico».

Il monito del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, arriva durante un incontro al Quirinale con un gruppo di studenti delle scuole di giornalismo, martedì 14 aprile 2026, alla vigilia della terza giornata di sciopero proclamata dalla Fnsi nell'ambito della difficile vertenza con la Fieg per il rinnovo del contratto di lavoro.

E la Federazione nazionale della Stampa italiana «ringrazia il presidente Mattarella per aver ricordato a tutti con semplicità e precisione che l'informazione è un bene pubblico. Invece oggi nel Paese l'informazione è vissuta quasi come un peso da limitare. Giusto anche il richiamo all'autonomia di pensiero e alla deontologia, aspetti che sono presenti nel nostro contratto di lavoro, che li tutela anche se gli editori li considerano 'privilegi' antistorici», rileva la segretaria generale Alessandra Costante.

«L'informazione – aggiunge – per essere davvero utile alla democrazia, e non solo propaganda, deve essere di qualità e sulla qualità dell'informazione incide anche la qualità di vita e delle retribuzioni dei giornalisti che la producono. Difficile assicurare un'informazione di qualità quando il settore è stato precarizzato, il contratto di lavoro è scaduto da dieci anni e i collaboratori e i lavoratori autonomi hanno redditi al di sotto dei livelli di povertà. E se questo accade nel settore privato, il servizio pubblico ha altri problemi, dal blocco della commissione di Vigilanza all'applicazione del Media freedom act, che la politica si guarda bene dal voler risolvere».

Con i futuri giornalisti il Capo dello Stato si sofferma anche a osservare che «non ultime, le istituzioni sono chiamate, in ogni Paese, ad assicurare quanto previsto nelle carte costituzionali e nelle dichiarazioni e convenzioni internazionali alle quali i singoli Paesi hanno deciso di aderire».

E parla diffusamente di intelligenza artificiale, che ha bisogno di «un'adeguata consapevolezza morale per renderne possibile l'uso, con una definizione di regole, come quelle Ue, per un governo dell'IA senza che essa si trasformi in strumento di dominio dei giganti della tecnologia che pretendono di sostituirsi agli stati sovrani e all'ordinamento internazionale».

E di Rai. «Non è accettabile che, dopo un anno e mezzo, al servizio pubblico nazionale manchi ancora l'assetto dei propri organi amministrativi e la Commissione di vigilanza non sia in grado di esercitare i suoi compiti», rileva il presidente della Repubblica. «Così come – aggiunge poi – va posto riparo al ritardo nell'applicazione del Media information act, approvato dal Parlamento europeo e dai governi riuniti nel Consiglio europeo sin dalla primavera del 2024».

Un pensiero va ai giornalisti caduti nell'adempimento della loro missione, così come all'importanza di essere «testimoni di verità, antidoti ai tentativi di manipolazione delle opinioni pubbliche», rimarca.

«Le trasformazioni in atto nel mondo giornalisti non mutano la natura della professione, anzi, ne accentuano, piuttosto, le responsabilità», dice ancora Mattarella che – citando Joseph Pulitzer – conclude: «In questo tempo di guerre, di conflitti, di contrasti, molte nebbie e burrasche ci circondano ed energie vengono richieste perché emerge qualche pericolo. Ai giornalisti in attività, oggi, e a voi, aspiranti giornalisti e giornaliste, nel prossimo futuro, sta il compito di diradare quelle nubi, quelle burrasche, affermando sempre la verità della realtà». (mf)

@fnsisocial

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