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Cpo-Fnsi 13 Mar 2006

Le giornaliste italiane non cambiano idea: per raccontare il Paese reale, ci vogliono più donne in politica

Caro segretario, noi donne dell’informazione vorremmo poter presto, e finalmente, raccontare come l’Italia abbia fatto un passo avanti nella presenza femminile in Parlamento e nelle Amministrazioni locali. Perchè questo sia possibile occorre non solo che vi sia un’alta percentuale di candidate, ma che esse abbiano una presenza alternata a partire dal vertice delle liste.

Caro segretario, noi donne dell’informazione vorremmo poter presto, e finalmente, raccontare come l’Italia abbia fatto un passo avanti nella presenza femminile in Parlamento e nelle Amministrazioni locali. Perchè questo sia possibile occorre non solo che vi sia un’alta percentuale di candidate, ma che esse abbiano una presenza alternata a partire dal vertice delle liste.

Ricordate? Cominciava così la lettera aperta che un mese fa abbiamo indirizzato ai segretari di tutti i partiti. Alla fine di febbraio, constatato il perdurante ed inquietante silenzio, l’abbiamo inoltrata un’altra volta: segnalando che noi le nostre responsabilità ce le prendiamo: e vorremmo che chi guida i partiti, di ogni peso e schieramento, facesse lo stesso. Il silenzio è continuato, con rarissime eccezioni. Allora abbiamo deciso di aspettare le liste, e vedere se le segreterie dei partiti avessero scelto in base alle necessità di un Paese vero o soltanto immaginato. Purtroppo, abbiamo visto concretizzarsi la seconda ipotesi, sia pure con diverse approssimazioni. La campagna elettorale è cominciata, senza la forte presenza femminile in lista che avevamo auspicato. E questo ci preoccupa, per le ricadute di una legge elettorale arrogante, che sottrae ad elettrici ed elettori il diritto di scegliere i propri candidati e che seleziona gli eligendi attraverso teste di lista bloccate su nomi prevalentemente maschili. Già, perchè non avete nemmeno messo in atto l'alternanza tra nomi femminili e nomi maschili, riequilibrando così almeno una delle due storture di legge. Siamo preoccupate come donne, perché i temi forti delle libertà di scelta che interessano tutte e che attraverso le donne coinvolgono la società intera – qualità del lavoro e conciliazione con qualità della vita in un contesto di politiche che permettano lo sviluppo autonomo della persona e l'esercizio dei suoi diritti, a partire da quello su sessualità, maternità, genitorialità – nella stragrande maggioranza dei programmi elettorali sono trattati marginalmente, rimandando ad un indefinito “dopo” la trattazione più approfondita. Siamo anche preoccupate come giornaliste perché, nella stessa maniera e negli stessi programmi, l'informazione come pure la comunicazione sono argomenti quasi dimenticati; temiamo sia una scelta voluta. Mentre un Paese che cresce ha bisogno per prima cosa di regole chiare sull’informazione, dall'equilibrato possesso dei mezzi alle autonomie dei suoi operatori non sottoposti a ricatto penale. Lo scorso 6 marzo, a Roma, abbiamo riproposto questi temi anche per bocca della nostra appassionata testimonial, Rosa Quote, cui ha dato vita l’attrice Cinzia Leone. E nelle numerose manifestazioni tenute in diverse città italiane, le giornaliste hanno sottolineato, ancora una volta, la necessità anzi l'indispensabilità della più vasta presenza di donne in politica. Come Rosa Quote, no cesseremo di ripeterlo e di ripetervelo: non si racconta un Paese vero, reale e democratico, se tra chi lo indirizza e lo guida le donne sono una presenza sporadica, che fa notizia solo per la sua eccezionalità.

@fnsisocial

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