A seguito della richiesta di un’importante testata giornalistica al procuratore di Pavia riguardo alla nuova inchiesta sul delitto di Garlasco di «prendere visione e/o estrarre copia degli atti del procedimento» a notifica avvenuta agli interessati «per esercitare il proprio diritto di cronaca e di informazione, diritto costituzionalmente rilevante ai sensi dell’articolo 21 della Costituzione», lunedì 11 maggio 2026 è arrivata una risposta negativa firmata dal procuratore aggiunto Stefano Civardi e dalla pm Valentina Rizza.
Nella motivazione al provvedimento i due magistrati spiegano che dal 2024 è stata vietata la pubblicazione delle ordinanze di custodie cautelari e poi sottolineano: «Il bilanciamento degli opposti interessi – diritto di cronaca, presunzione di innocenza, trasparenza delle fonti, “verginità mentale” del giudicante – non è evidentemente nella disponibilità del singolo magistrato, trattandosi di valutazioni generali rimesse al legislatore, non deducendo l’istante un interesse specifico (ad esempio esigenze di difesa in procedimenti per diffamazione, specifiche e rilevanti posizioni tutelabili solo tramite accesso agli atti), bensì l’ampio e conosciuto diritto di libertà ex articolo 21 della Costituzione». I magistrati concludono: «La giurisprudenza di legittimità è peraltro chiara nel negare che l’articolo 116 del codice di procedura penale conferisca un vero e proprio diritto della parte interessata ad ottenere copia degli atti». (anc)