«Viviamo in un mondo di guerre e di costante incertezza. Il sentimento del "mai più" che pervase il mondo dopo la fine della guerra del 1939/45 sembra essere stato dimenticato. Oggi, tutti i criteri legali ci dicono che a Gaza è in corso un genocidio. I palestinesi vengono martirizzati lì, così come nella Cisgiordania occupata e a Gerusalemme. Il popolo libanese, il popolo iraniano, il popolo siriano, sono sotto i bombardamenti americani e israeliani da giorni e notti. Si stanno commettendo crimini contro la pace. Si stanno organizzando, perpetrando e insabbiando impunemente – almeno temporaneamente, speriamo – crimini contro l'umanità, sotto gli occhi di cittadini che si dichiarano neutrali. Questa neutralità è una forma di complicità». Lo ha detto Dominique Pradalié, presidente della Federazione Internazionale dei Giornalisti, intervenendo alla cerimonia di apertura del Congresso Mondiale del centenario dell'Ifj, tenutosi il 4 maggio 2026 a Parigi.
Pradalié ha poi sottolineato che «l'informazione è diventata un'arma di guerra e gli strumenti di propaganda sono numerosi e in gran parte finanziati da profittatori di guerra e dai loro potenti alleati. I giornalisti si trovano spesso al centro di queste guerre e ne pagano un prezzo altissimo. Più di 250 persone uccise a Gaza in 2 anni, 8 in Libano in 1 mese, la stragrande maggioranza delle quali deliberatamente prese di mira. I giornalisti lavorano in condizioni molto difficili, a volte spaventose, spesso rischiando la vita».
Pradalié, proseguendo quello che rappresenta anche il suo discorso di fine mandato e che è stato pubblicato integralmente sul sito web dell'Ifj, ha poi fatto il punto sulle cause Slapp, che «si sono moltiplicate vertiginosamente, animate dal desiderio di ostacolare il lavoro dei giornalisti. Chi le avvia non ha la garanzia di vincere, ma il procedimento legale stesso rappresenta una forma di punizione, poiché comporta un dispendio di tempo, denaro ed energie per la difesa, risorse che potrebbero invece essere dedicate al giornalismo. Anche in questo caso, è necessaria una legislazione che consenta ai giudici di respingere le denunce manifestamente infondate e che preveda sanzioni pecuniarie sostanziali e dissuasive per coloro che si oppongono alla libertà di informazione».
La presidente Ifj ha proseguito: «L'aggressione statale si manifesta sotto forma di convocazioni emesse dai servizi segreti nel tentativo di scoprire le fonti dei giornalisti. Sistemi di spionaggio come Pegasus, Predator e Lavender, integrati da software di analisi come Palantir, vengono segretamente utilizzati per identificare le fonti dei giornalisti e metterle a tacere attraverso l'intimidazione».
Quella dei giornalisti è «una professione che, per poter esistere, deve restare unita, fare fronte comune e ribellarsi. Non esiste – ha concluso Pradalié - una protezione internazionale specifica per i giornalisti, e gli assassini e coloro che li hanno commissionati godono di un'impunità pressoché totale. Per questo motivo la Federazione propone la bozza di "Convenzione internazionale per la sicurezza e l’indipendenza dei giornalisti e degli altri professionisti dei media». (anc)