Gli Stati membri possono riconoscere agli editori di giornali il diritto a un'equa remunerazione per gli editori di giornali da parte delle piattaforme online che utilizzano i loro contenuti. Lo ha stabilito, come riporta l’agenzia Ansa martedì 12 maggio 2026, la Corte di Giustizia dell'Ue in una sentenza riguardante un ricorso di Meta contro l'Agcom.
Il colosso tech aveva impugnato davanti al Tar una decisione dell'Autorità italiana con cui si stabilivano i criteri per definire il diritto a un'equa remunerazione a favore degli editori per l'uso online delle loro pubblicazioni, nonché un regime volto a garantire tale remunerazione. Secondo il ricorso di Meta, la decisione dell'Agcom e la normativa italiana erano incompatibili con la direttiva sul diritto d'autore nel mercato unico digitale e con la libertà d'impresa garantita dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Per i giudici Ue, invece, il diritto alla remunerazione è compatibile con le norme comunitarie, a patto che la remunerazione costituisca il corrispettivo per l'autorizzazione all'uso online delle pubblicazioni e che gli editori restino liberi di concedere l'utilizzo anche a titolo gratuito o di negarlo.
La Corte considera inoltre giustificati gli obblighi di avviare trattative in buona fede e di fornire i dati necessari al calcolo del compenso. Questi obblighi, che rafforzano la tutela degli editori, consentono di instaurare un giusto equilibrio tra la libertà d'impresa, e il diritto di proprietà intellettuale, oltre che il diritto alla libertà e al pluralismo dei media.
«La sentenza, che interviene in un momento particolarmente significativo per il futuro dell'editoria, segna un passaggio importantissimo a tutela del pluralismo dell'industria editoriale e dei valori costituzionali». Lo dichiara Giacomo Lasorella, Presidente di Agcom, in merito al pronunciamento della Corte Ue.
«La Corte europea – prosegue l’Agcom in una nota - ha stabilito che la normativa italiana e il regolamento Agcom sono compatibili con il diritto dell'Unione, a condizione che tale remunerazione costituisca il corrispettivo economico dell'autorizzazione all'utilizzo online delle loro pubblicazioni. In particolare, secondo la Corte, la normativa italiana è compatibile con il diritto dell'Unione nella misura in cui non solo prevede che gli editori abbiano il diritto di ottenere un'equa remunerazione per l'utilizzo online delle loro pubblicazioni di carattere giornalistico, ma impone anche alle piattaforme, che utilizzano o intendono utilizzare tali pubblicazioni, l'obbligo di trattative con gli editori, di non limitare la visibilità dei contenuti di questi ultimi nei risultati di ricerca nel corso delle trattative e di mettere a disposizione degli editori e di un'autorità pubblica le informazioni necessarie per determinare l'importo di una equa remunerazione».
L’Authority conclude: «Tali obblighi, che rafforzano la tutela degli editori, e dell'intero mondo della comunicazione, compresi i giornalisti, appaiono giustificati per i giudici europei perché consentono di realizzare un giusto equilibrio tra la libertà d'impresa e il diritto di proprietà intellettuale, nonché di preservare il pluralismo dei media». (anc)