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Foto: VBlock da Pixabay
Sentenze 02 Apr 2026

Giornalista assolto per un post social, ma condannato per i commenti altrui

Dopo le sentenze di primo e secondo grado, sulla vicenda è attesa la pronuncia della Corte di Cassazione, chiamata a fare chiarezza su un tema controverso, che lascia spazio a molti dubbi.

Una sentenza che fa discutere su un tema controverso e ancora poco chiaro come la responsabilità dei commenti (altrui) ai post sui social. A raccontare la storia è anche Il Post (qui), poi ripreso da professionereporter.eu (qui).

Il giornalista Fabio Butera – spiega Il Post martedì 31 marzo 2026 – è stato condannato in primo grado e in appello a pagare 33mila euro per i commenti pubblicati da terzi sotto un suo post su Facebook.

La vicenda ha inizio nel 2018, quando Butera aveva criticato, smentendolo, un articolo del Giornale di Vicenza relativo alle richieste di alcuni richiedenti asilo. Diffusa sui social, la notizia ebbe una certa eco: fu ripresa dai siti di alcune testate e condivisa da diversi politici.

Mesi dopo l'autore dell'articolo querelò Butera per quel post e nell'aprile del 2023 una sentenza del tribunale di Verona stabilì che il post 'incriminato' non era diffamatorio, ma formalmente corretto perché risultato di una ricerca documentata.

Lo stesso tribunale però condannò Butera a pagare 33mila euro, cioè il risarcimento più le spese legali, per non aver rimosso alcuni commenti scritti da terzi sotto il suo post. Il giornalista disse di non averli letti, ma i giudici ritennero che il fatto di aver condiviso sulla propria bacheca, due giorni dopo, altri contenuti sulla stessa vicenda, costituisse una prova sufficiente dell’avvenuta lettura di tutti i commenti e della volontà di mantenerli.

La sentenza di primo grado è stata poi confermata dalla Corte d'appello di Venezia. E ora sulla vicenda sono chiamati a pronunciarsi i giudici della Corte di Cassazione, ai quali spetta fare chiarezza sui dubbi che anche il collega di Repubblica Matteo Pucciarelli esprime nel pezzo che dedica a questa storia «che ha dell'assurdo», il 30 marzo.

Ad esempio: «Con quale criterio un privato cittadino dovrebbe moderare autonomamente i commenti sotto un proprio post, senza che nessuno glielo abbia chiesto? Avrebbe dovuto rimuovere solo le parolacce o anche le accuse di aver scritto una bufala?». O ancora: «E i commenti offensivi nei confronti dello stesso Butera? Un privato cittadino è equiparabile, nelle responsabilità, a una testata regolarmente registrata?».

Domande che hanno bisogno di risposte in grado di orientare gli utenti nel 'far web' dei social, per districarsi tra le responsabilità e i rischi che si corrono quando ci si esprime sui social. (mf)

(FotoVBlock da Pixabay)

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