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Un momento della conferenza stampa del 26 luglio 2023 nell'allora sede della Fnsi
Sentenze 23 Apr 2026

Accusò Fnsi e Ordine di averlo diffamato, giornalista condannato per 'lite temeraria'

Si era sentito denigrato dalle dichiarazioni rilasciate nel corso della conferenza stampa convocata per denunciare un "disegno criminoso" per diffamare il giornalista antimafia Paolo Borrometi. Aveva citato in giudizio Borrometi e il suo avvocato, il presidente del Cnog Carlo Bartoli, segretaria generale e presidente della Fnsi, Alessandra Costante e Vittorio di Trapani, l'ex presidente Fnsi Giuseppe Giulietti. Per il Tribunale non ci fu nessuna diffamazione.

Si era sentito diffamato e denigrato dalle dichiarazioni rilasciate nel corso di una conferenza stampa e così aveva citato in giudizio il giornalista antimafia Paolo Borrometi e il suo avvocato Fabio Repici, il presidente del Cnog Carlo Bartoli, segretaria generale e presidente della Fnsi, Alessandra Costante e Vittorio di Trapani e l'ex presidente Fnsi Giuseppe Giulietti, chiedendo un risarcimento di 50mila euro ciascuno e la rimozione dalla rete del contenuto ritenuto diffamatorio.

E invece è stato condannato per lite temeraria. Nessuna diffamazione: tutte le «domande dell'attore» sono state rigettate, dal momento che «le dichiarazioni rese dai convenuti, alcuni nella loro veste istituzionale» costituiscono «legittimo esercizio del diritto di cronaca e di critica».

La conferenza stampa cui si fa riferimento è quella che si tenne nella sede della Fnsi il 26 luglio 2023 per esprimere solidarietà a Paolo Borrometi a seguito del decreto di citazione a giudizio per Giuseppe Guastella, il giornalista che ha intentato la causa, e altri accusati di aver partecipato a un "disegno criminoso" per diffamare Borrometi.

Ebbene, come scrive la giudice Antonella Di Tullio del Tribunale di Roma nella sentenza datata 23 aprile 2026, «l'esame del file audio e video della conferenza evidenzia che tutti i partecipanti che hanno preso la parola hanno illustrato la gravità delle condotte descritte nel decreto di citazione a giudizio», ritenendo «legittimamente che i fatti, così come emergenti nella loro oggettività dal decreto di citazione a giudizio, costituissero una vera e propria macchina del fango finalizzata a screditare Paolo Borrometi e giustificassero una conferenza stampa a sua tutela».

Dunque «nessuna dichiarazione diffamatoria può essere contestata a tutti i convenuti, che si sono attenuti al criterio di 'fedeltà' nell'esercizio legittimo del diritto di cronaca e di critica, rappresentando più volte l'origine giudiziaria dei fatti narrati».

Non solo. Il Tribunale ritiene anche che l'azione giudiziaria proposta contro i rappresentanti di Fnsi e Ordine e del collega Borrometi e del suo legale, «integri gli estremi di responsabilità processuale ai sensi dell'art. 96 III comma cpc», ravvisando quindi che la parte soccombente abbia «agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave», come recita il Codice.

Un ribaltamento di fronte che nella sentenza di primo grado prende la forma della lite temeraria attribuita a Guastella, condannato a pagare, oltre alle spese di lite e agli interessi, anche 4.000 euro in favore della cassa delle ammende.

A difendere in giudizio il sindacato è stato l'avvocato Bruno Del Vecchio, del foro di Roma, cui va il ringraziamento della Federazione nazionale della Stampa.

E Paolo Borrometi, che della Fnsi è rappresentante per la Legalità, commenta: «Questa sentenza riafferma la verità sulle sofferenze patite in questi anni da me e dalla mia famiglia. Per questo ringrazio di cuore Alessandra Costante e Vittorio di Trapani, segretaria generale e presidente Fnsi, il presidente Bartoli dell'Ordine dei Giornalisti, il presidente Giulietti per Articolo 21, oltre ai miei avvocati sempre presenti al mio fianco». (mf)

@fnsisocial

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