«Prima pesanti minacce ora le bottiglie incendiarie lanciate contro la sua abitazione a Enego. Una escalation di violenza inaccettabile che va fermata subito. Il Sindacato giornalisti Veneto è vicino al collega Adriano Cappellari, collaboratore de Il Giornale di Vicenza, e sin d’ora si rende disponibile ad affiancarlo in tutte le azioni, anche legali, a sua difesa». Lo si legge in una nota diffusa da Sgv domenica 31 maggio 2026.
Il sindacato regionale prosegue spiegando che Cappellari è stato «convocato dai carabinieri che hanno subito aperto un’indagine. La sua “colpa” è a mille chilometri di distanza di raccontare quanto avviene a Caivano riportando l’attività del sacerdote anticamorra don Maurizio Patriciello. Il vile attentato di stanotte si inserisce in una strategia di intimidazione e di aggressione alla libera informazione che va immediatamente respinta. Sgv dice: “Basta!” E sollecita con urgenza la magistratura e le forze dell’ordine affinché al più presto individuino i responsabili».
Diego Neri, vicesegretario vicario Sgv, conclude: «Siamo al fianco del collega e ci costituiremo parte civile nel processo contro gli attentatori».
Sull’accaduto interviene anche Alessandra Costante, segretaria generale Fnsi: «È necessario fare chiarezza rapidamente e indagare a fondo, perché è evidente la gravità di quanto accaduto. Nelle settimane scorse il collega Cappellari, collaboratore del Giornale di Vicenza e de L’Altopiano, aveva già ricevuto lettere minatorie in cui gli veniva intimato di 'non scrivere più di don Patriciello'. Per questo riteniamo che possa esserci un collegamento tra l’attentato al giovane cronista e la camorra, o comunque con ambienti a essa vicini. La solidarietà della Fnsi è totale. Qualora si arrivi a un procedimento giudiziario, la Fnsi si costituirà parte civile al fianco dei colleghi del Sindacato dei giornalisti del Veneto».
Costante prosegue: «La domanda resta sempre la stessa: è possibile che in Italia i giornalisti continuino a essere minacciati con questa frequenza? Oggi sono circa 30 i colleghi che vivono sotto scorta. La protezione è fondamentale perché garantisce sicurezza e tutela a chi svolge il lavoro di informare i cittadini. Tuttavia – conclude - un giornalista costretto a lavorare sotto scorta rappresenta anche una sconfitta, un fallimento per lo Stato, che dovrebbe assicurare a tutti i colleghi la possibilità di esercitare la professione in piena libertà e sicurezza».
Anche il Comitato di redazione della Testata Giornalistica Regionale del Veneto «esprime la massima solidarietà al collega Adriano Cappellari per il vile attentato subito nella notte. Un gesto di assoluta gravità che condanniamo nel modo più assoluto, esprimendo totale vicinanza al collega giornalista».
In un’intervista rilasciata a Repubblica e Messaggero, Cappellari commenta: «Per me deve essere stata una persona di qua. Devo ancora capire qual è il motivo. È stata una cosa paurosa, inaspettata». (anc)