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Contratti 25 Giu 2014

Siddi: avremmo voluto un accordo migliore ma abbiamo evitato di fare a pezzi il contratto nazionale

"Volevano fare a pezzi il contratto dei giornalisti, siamo riusciti a resistere inserendo tutele e compensi minimi per i freelance e togliendo molti alibi alle aziende perché ripartano le assunzioni". Franco Siddi ha appena concluso il lungo iter sindacale che ha portato al rinnovo del contratto giornalistico insieme con la Federazione degli editori (Fieg) e Luca Lotti, sottosegretario a palazzo Chigi con delega all'editoria.

"Volevano fare a pezzi il contratto dei giornalisti, siamo riusciti a resistere inserendo tutele e compensi minimi per i freelance e togliendo molti alibi alle aziende perché ripartano le assunzioni". Franco Siddi ha appena concluso il lungo iter sindacale che ha portato al rinnovo del contratto giornalistico insieme con la Federazione degli editori (Fieg) e Luca Lotti, sottosegretario a palazzo Chigi con delega all'editoria.

L'accordo, che prevede lo sblocco di 120 milioni dal fondo governativo destinato al settore, contiene delle novità indigeste a una parte dei giornalisti, come un forte sconto salariale agli editori che volessero assumere giovani e disoccupati con esperienza. "Voglio confrontarmi con coloro che in questi giorni mi stanno insultando e strumentalizzano questo difficile accordo per egoismo di categoria o in vista del congresso".

Partiamo dalla prima critica: il periodo di praticantato raddoppia perciò per tre anni una testata potrà avere un giornalista a costo molto ridotto.
Rovescerei questa considerazione. Ormai quasi nessun giornalista riesce a fare praticantato nelle redazioni perché i giovani arrivano direttamente dalle scuole di giornalismo oppure dopo anni di collaborazione riescono a farsi riconoscere il praticantato d'ufficio. Con l'apprendistato professionalizzante abbiamo creato un canale di entrata nei media, e nella seconda parte di questo percorso di formazione i nuovi giornalisti professionisti guadagneranno meglio dei praticanti.

Perché una testata dovrebbe assumere apprendisti giornalisti quando può disporre di centinaia di collaboratori a prezzo inferiore?
Penso che l'editoria debba riscoprire l'importanza della formazione dei giornalisti. Questo mestiere si impara facendolo nelle redazioni, e questo settore può risollevarsi soltanto facendo una scommessa sulle nuove leve e recuperando la dimensione collettiva. Con questo nuovo contratto noi giornalisti prendiamo atto della pesantissima crisi dell'editoria, ci prepariamo a sostenere dei sacrifici ma allo stesso tempo togliamo molti alibi alle aziende introducendo sgravi fiscali e incentivi all'occupazione.

Uno dei sacrifici richiesti riguarda i giornalisti rimasti senza lavoro: se verranno riassunti dovranno guadagnare meno dei loro colleghi di pari anzianità. Non è ingiusto?
Capisco che singolarmente questo incentivo possa apparire ingiusto ma dovevamo guardare in faccia la realtà e trovare una strada. Negli ultimi dieci anni i ricavi dell'editoria si sono dimezzati e il settore continua a decrescere. L'Italia poi è l'unico luogo nel quale cala la pubblicità sul web. Con questo panorama occorreva pensare ai tanti colleghi cinquantenni rimasti senza lavoro, la nostra è una scommessa piena di speranza e fiducia nel loro ritorno in redazione. Dovevamo affrontare questo tema oppure era meglio continuare a far finta di nulla?

I collaboratori esterni e i freelance invece sono in subbuglio per l'equo compenso, i minimi tabellari per gli articoli che in effetti sono molto bassi.
Come Lotti ha già specificato, abbiamo stabilito dei compensi sotto i quali l'editore va considerato fuori dalla legge. Stiamo parlando di giornalisti che scrivono pezzi di cronaca locale pagati due euro, ora possono certamente pretendere un guadagno maggiore. Senza dimenticare che il compenso per un articolo da noi ottenuto - circa venti euro - è il doppio del compenso stabilito in media dagli Ordini regionali per ciascuno dei cinquanta articoli richiesti agli aspiranti pubblicisti - undici euro. Spero naturalmente che le aziende non useranno le nuove tabelle per abbassare le tariffe: questo sarebbe molto sleale. Nessuno invece sembra accorgersi che per la prima volta in Italia, e certamente in Europa, un contratto nazionale dedicato ai dipendenti contiene un capitolo dedicato ai freelance: a loro finalmente vengono garantiti il diritto di firma e l'assicurazione contro gli infortuni. Ci siamo riusciti dopo 22 anni di contrattazione, non mi pare irrilevante.

I precari del giornalismo continueranno però a lamentarsi degli scarsi guadagni nonostante il duro lavoro. Se è difficile ottenere un contratto, perché il sindacato non lotta per un compenso dignitoso?
Credo che sulla vicenda dell'equo compenso si stiano concentrando le energie di coloro che ormai sono a tutti gli effetti dei lavoratori subordinati ma non hanno un contratto. A questi giornalisti sfruttati dico che occorre allearsi con il sindacato per ottenere un vero contratto, magari con l'aiuto dei loro colleghi in redazione. I giornalisti più fortunati, quelli che stanno in redazione e appartengono ai cdr, dovrebbero ribellarsi allo sfruttamento dei collaboratori e rifiutarsi di lavorare se questo sistema dovesse continuare. Per quanto invece riguarda il compenso dei veri freelance, dico che in Italia in tutti i settori le aziende spesso si comportano in maniera disonesta preferendo pagare pochissimo coloro che non possono vantare un contratto. Ecco perché poi il sindacato deve intervenire per stabilire delle tutele contrattuali e di stipendio che altrimenti non ci sarebbero. Le imprese dicono che siamo noi a irrigidire il mercato del lavoro, in realtà noi reagiamo alla loro politica giuslavorista.

Cosa rispondi a chi sostiene che il sindacato si è venduto agli editori?
Non ho risposto in questi giorni perché non volevo che la controparte, cioè gli editori, lasciassero il tavolo. Capisco la rabbia dei precari e dei giornalisti rimasti senza lavoro, e per quelli lavoreremo duramente. Gli altri invece stanno strumentalizzando questo accordo in vista del congresso tra sei mesi, un posizionamento politico che sfrutta le grosse difficoltà che abbiamo dovuto affrontare. Volevano fare a pezzi il contratto nazionale e invece siamo riusciti a tenerlo in piedi nonostante tutto. So bene che potevamo fare un accordo migliore e per questo provo amarezza. Ma coloro che per esempio si lamentano sulla fissa (liquidazione a fine rapporto, ndr) sappiano che la loro è una lamentela egoista non tiene conto della enorme crisi nella quale ci troviamo.

Intervista a Franco Siddi di Elena Eduati
Da http://www.huffingtonpost.it/ del 25 giugno 2014

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