Dal Venezuela all'Ucraina, da Trump a Putin, dalle vicende tutte italiane del referendum sulla giustizia e della legge elettorale, passando per la tragedia di Crans-Montana, la politica interna, i temi economici. È durata poco meno di tre ore la conferenza stampa di 'inizio anno' della presidente del Consiglio Giorgia Meloni organizzata dal Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti in collaborazione con l'Associazione stampa parlamentare nell'Aula dei Gruppi parlamentari della Camera, venerdì 9 gennaio 2026.
Quaranta le domande, più una nel finale, rivolte da altrettanti cronisti alla premier dopo l'introduzione del presidente del Cnog, Carlo Bartoli, e il flash mob portato dalla Fnsi nel cuore delle istituzioni per dare visibilità alla questione del lavoro giornalistico e alla «incredibile vicenda» delle trattative in corso per il rinnovo del contratto con la Fieg.
Alla lista dei giornalisti accreditati si è aggiunto nel finale il direttore di Fanpage Francesco Cancellato, che ha posto una domanda sul caso Paragon, in cui è risultato uno degli spiati. È stata una delle risposte più dure date da Meloni. «Il governo sta offrendo disponibilità» e «sta dando tutte le risposte che può dare per arrivare alla verità», ha rimarcato la presidente del Consiglio, aggiungendo: «Ho sempre detto che il tema è molto serio. Sottoscrivo in pieno le parole di Papa Leone sul fatto che le informazioni personali non debbano essere usate per screditare le persone. Ma io non ho trovato la vita scandagliata e buttata su giornali di altri, ho trovato la mia».
Fra i punti toccati dalla premier anche il recente impegno del governo «per garantire agli operatori dell'informazione inviati in zone sensibili di svolgere il loro lavoro nelle miglior condizioni», il nodo delle querele temerarie e delle Slapp, poi l'omaggio alla memoria dei giornalisti che hanno perso la vita, tanto in zone di guerra quanto per mano della criminalità.
Meloni ha anche espresso solidarietà ai colleghi della Stampa per l'assalto alla redazione perpetrato nel giorno dello sciopero, il 28 novembre 2025, ha anticipato che «Il governo intende presentare un emendamento al decreto Milleproroghe per garantire un contributo straordinario a Radio Radicale», e, parlando dell'agenzia Dire, che «abbiamo sollecitato l'editore a corrispondere ai dipendenti e giornalisti le retribuzioni arretrate, e abbiamo riattivato il contratto di fornitura con la presidenza della Consiglio».
Sull'equo compenso, «diversi ministero ci stanno lavorando. Ci sono state delle lungaggini», ora «cerchiamo di semplificare. Penso che entro febbraio potremo avere le tabelle per portare avanti finalmente questo provvedimento», ha quindi annunciato la premier, intervenuta anche sulla vicenda della cessione delle testate Gedi: «Abbiamo convocato i vertici e i Cdr del gruppo, abbiamo parlato con l'imprenditore greco in trattativa e a tutti abbiamo ribadito che la cosa fondamentale è la difesa dei livelli occupazionali».
Meloni si è inoltre soffermata sul tema dell'«evoluzione della professione, perché chiaramente noi vediamo intorno a noi un mondo che continua a cambiare. Le questioni sono aperte, le nuove tecnologie rischiano di impattare pesantemente. Se si vuole aprire un ragionamento insieme su come si possa sostenere la professione in un contesto nel quale le evoluzioni rischiano di essere molto più grandi di noi - ha detto - il governo c'è». (mf)