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Il Presidente Mattarella in occasione del discorso di fine anno (Foto: quirinale.it)
Istituzioni 02 Gen 2026

Mattarella, il ricordo dei giornalisti vittime del terrorismo nel discorso di fine anno

Nell'«album immaginario della storia della Repubblica» ripercorso in diretta tv mercoledì 31 dicembre 2025, il Capo dello Stato rivolge un pensiero anche agli operatori dell'informazione, ai magistrati, uomini delle istituzioni, esponenti delle forze dell'ordine caduti negli anni bui del terrore e al ruolo del servizio pubblico affidato alla Rai, «a garanzia del pluralismo, presupposto essenziale di un largo coinvolgimento popolare attorno alle istituzioni».

«Le stragi. Il terrorismo. Ricordiamo i volti e i nomi delle vittime. Magistrati, giornalisti, uomini delle istituzioni, esponenti delle forze dell'ordine. E poi tanti, troppi giovani che cadono per mano di ideologie che fanno della violenza il loro unico strumento». Ribadendo che «le istituzioni si dimostrano più forti del terrore. E lo sono grazie all'unità delle forze politiche e sociali», il Capo dello Stato dedica un pensiero anche agli operatori dell'informazione caduti negli anni bui «della notte della Repubblica» nel discorso di fine anno (l'undicesimo) pronunciato in diretta televisiva mercoledì 31 dicembre 2025.

Un discorso rivolto al futuro, al 2026 che segna l'ottantesimo anniversario della Repubblica, costruito ripercorrendo le tappe fondamentali della storia repubblicana, che prende le mosse dall'aspettativa «anzitutto rivolta alla pace» e dal «desiderio di pace che è sempre più alto», mentre «diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte».

Mattarella cita Papa Leone e il suo appello alla necessità di disarmare le parole e rimarca: «L'affermazione della libertà, la costruzione della pace sono nell'atto fondativo della nostra Repubblica, che esprime la volontà di realizzare il futuro insieme, attraverso il dialogo. Raffigura la responsabilità di essere cittadini».

Poi l'«album immaginario della storia della Repubblica», che il presidente apre con il fotogramma rappresentato dalle donne, quindi la firma dei Trattati di Roma, gli anni del miracolo economico, l'importanza del lavoro «come leva fondamentale dello sviluppo», lo Statuto dei lavoratori, che «è stato lo strumento che riconosce e sancisce diritti, dignità e libertà sindacale. Valori - rileva ancora Mattarella - che richiamano al pieno rispetto della irrinunziabile sicurezza sul lavoro e all'equità delle retribuzioni».

Il Presidente non tralascia di inserire "nell'album di famiglia" l'istituzione del servizio sanitario nazionale, il sistema previdenziale esteso a tutti, il ruolo fondamentale per la crescita della identità nazionale della cultura, dell'arte, del cinema, della letteratura, della musica, dello sport, come del servizio pubblico affidato alla Rai, «a garanzia del pluralismo, presupposto essenziale di un largo coinvolgimento popolare attorno alle istituzioni della Repubblica».

E ancora, l'omaggio a «due volti che non possiamo dimenticare: quelli di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, simboli della legalità e della lunga lotta contro la mafia. Protagonisti anche dopo il loro assassinio».

Per giungere ai problemi vecchi e nuovi che ci troviamo di fronte, «accresciuti dall'incertezza del contesto internazionale che attraversiamo», pur nella consapevolezza che «nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia», scandisce infine Mattarella, rivolgendosi «particolarmente ai più giovani», che esorta da essere «esigenti, coraggiosi», a scegliere il loro futuro e - infine - a sentirsi responsabili, «come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l'Italia moderna». (mf)

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