«Sabato 28 marzo 2026, a Jezzine (nel sud del Libano), i giornalisti libanesi Ali Shaib, Fatima Ftouni e Mohammad Ftouni, che lavoravano per le emittenti Al-Mayadeen e Al-Manar, sono stati uccisi in un attacco di droni dell'esercito israeliano mentre svolgevano la loro missione informativa e sono stati identificati come tali». Lo rende noto la Federazione internazionale dei giornalisti sul suo sito web.
La Ifj, assieme alle sue due affiliate, il Sindacato dei direttori di testata libanesi e il Sindacato dei giornalisti libanesi, «condanna con la massima fermezza questi assassinii perpetrati da Israele».
Anthony Bellanger, Segretario Generale della Ifj, ha commentato: «I giornalisti sono civili protetti dal diritto internazionale umanitario. Prendendo di mira deliberatamente questi tre professionisti dei media, lo Stato di Israele viola ancora una volta gravemente tale diritto. L'Ifj chiede un'indagine internazionale indipendente affinché i responsabili vengano identificati e processati. L'impunità per i crimini commessi contro i giornalisti deve finire e le Nazioni Unite devono adottare con urgenza una Convenzione contro l'impunità e per la protezione dei giornalisti».
Il presidente del Sindacato dei direttori di testata libanesi, Joseph Al-Qasif, ha dichiarato: «Condanniamo questo massacro perpetrato da Israele contro i nostri due colleghi, un uomo e una donna. Si tratta dell'ennesima atrocità contro dei giornalisti che stavano svolgendo la loro missione di informazione. Prendere di mira i professionisti dei media costituisce un crimine a tutti gli effetti e una flagrante violazione delle norme internazionali»
Infine le parole di Elsy Moufarrej, presidente del Sindacato dei giornalisti libanesi (Ujl): «Condanniamo questo palese crimine di guerra commesso da Israele contro giornalisti in missione. Chiediamo allo Stato libanese di assumersi le proprie responsabilità e di agire immediatamente: documentare i crimini, avviare indagini, adottare una legge che criminalizzi i crimini di guerra e accettare la giurisdizione della Corte penale internazionale». (anc)