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Il segretario del Sugc, Claudio Silvestri
Minacce 22 Mar 2022

Giornalisti minacciati, il Sugc: «Due casi gravissimi a Caserta e Arzano»

"Spero di uscire al più presto così ti faccio saltare in aria", scrive un detenuto alla direttrice di 'Cronache di'. Nel Comune dell'area Nord di Napoli incontro ravvicinato tra due cronisti e un boss. «Servono interventi legislativi per dare più garanzie ai colleghi che rischiano la vita per fare il loro lavoro», ribadisce il sindacato regionale.

Il Sindacato unitario giornalisti della Campania esprime «solidarietà e preoccupazione per le minacce di morte subite dalla direttrice di "Cronache di". Minacce per le quali – spiega l'Assostampa in una nota – la Dda di Napoli ha chiesto il rinvio a giudizio del 50enne Giovanni Callurale, uomo legato al clan dei Casalesi».

"Sai, ti stavo pensando. Spero di vero cuore che al più presto uscirò, così ti faccio saltare in aria. Ora lo dico a tutti, che se qualcuno esce prima di me ti deve sparare 10 colpi tutti in bocca, a te e a tutta la tua razza di merda", è scritto nella missiva incriminata.
«Purtroppo – riprende il Sugc – Caserta si conferma uno dei territori più pericolosi per i giornalisti in Italia. Basti pensare che sono ben quattro i cronisti sotto scorta armata solo per le minacce dei Casalesi. È necessario che lo Stato dia una segnale forte in questo territorio, così come nell'area Nord di Napoli. Solo due giorni fa ad Arzano il giornalista sotto scorta Mimmo Rubio insieme al collega Giuseppe Bianco hanno avuto un incontro ravvicinato con il boss Monfregolo, capo del clan che sta seminando terrore in tutta l'area nord della provincia di Napoli. Sul fatto stanno indagando i carabinieri e domani i due colleghi saranno auditi in commissione Antimafia».

Si tratta, conclude il sindacato regionale, di «due casi gravissimi, che saranno portati dal sindacato dei giornalisti anche all'attenzione dell'Osservatorio del Viminale, ma è evidente che servono interventi legislativi per dare più garanzie ai cronisti che ogni giorno rischiano la vita solo per fare il loro lavoro».

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