Il Consiglio dei ministri, nella riunione del 2 ottobre 2026, ha approvato in via definitiva il decreto legislativo che recepisce la direttiva europea contro le Slapp, le azioni legali strategiche tese a bloccare la partecipazione pubblica. Come ribadito anche a luglio, in occasione dell'annuncio dell'apertura di una procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia e di altri 13 Stati membri per non aver recepito integralmente le norme Ue dell'aprile 2024, la Fnsi torna a contestare l'esclusione dell'applicazione alle azioni legali bavaglio nazionali delle tutele previste a livello europeo, limitando di fatto le protezioni solo ai casi con implicazioni transfrontaliere.
«Il governo italiano ha deciso ancora una volta di non mettere mano alle querele bavaglio. Il recepimento della direttiva anti-Slapp potrà far uscire l'Italia dalla procedura di infrazione europea, ma non la colloca ancora fra i Paesi davvero civili», rileva Alessandra Costante, segretaria generale della Federazione nazionale della Stampa italiana.
«In Italia - incalza Costante - restano aperti i nodi delle Slapp e delle querele temerarie nazionali che costituiscono, attraverso le querele per diffamazione e le richieste di danni, il più forte bavaglio alla libertà di informazione. Le querele bavaglio nazionali sono il 90% del totale e la quasi totalità viene archiviata, ma hanno come effetto collaterale quello di frenare le inchieste e intimorire i giornalisti».
Per la segretaria generale Fnsi, «un Paese che non sa fare i conti con la libertà di informazione è un Paese che ha smarrito la strada della democrazia».
Nei mesi scorsi il commissario europeo alla Giustizia Michael McGrath aveva raccomandato, nell'ambito dell'adozione della direttiva anti-Slapp - che per definizione non può riguardare quelle nazionali - che gi Stati sovrani approntassero una normativa nazionale contro le querele temerarie. «In Italia sono più di 20 anni che stiamo inseguendo questo obiettivo e purtroppo dobbiamo rilevare come nessuno dei governi passati, di ogni colore e di ogni tipo, abbia voluto farsi carico di questo che è un argomento di civiltà», rimarca la segretaria Costante.
In definitiva, «giusto - conclude - onorare l'articolo 21 della Costituzione e i giornalisti uccisi, meglio rispettare anche il lavoro di quelli vivi che - la Fnsi non si stanca mai di ripeterlo - hanno bisogno non solo di una legge che li metta al riparo dalle querele bavaglio, ma anche di un contratto adeguato ai tempi, della tutela dei loro diritti di lavoratori e, per quanto riguarda collaboratori e lavoratori a partita Iva, dell'equo compenso. Anche in questo caso da parte del governo tante parole, pochissimi fatti». (mf)
Stampa Romana: «Governo tardi e male sulla direttiva anti-Slapp»
Tardi e male. Il governo italiano ha deciso dopo sei mesi di attesa di recepire finalmente la direttiva europea anti-Slapp, cioè contro le liti temerarie nei confronti di giornalisti, attivisti e fonti. Lo ha fatto rendendo inapplicabili le tutele al 90 per cento dei casi che concretamente si verificano. Un brutto segnale nei confronti soprattutto del giornalismo di inchiesta e dei freelance, i più esposti. Un esito purtroppo non sorprendente. Qualche giorno fa il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha annunciato querela per un articolo dell'Espresso sulla morte dell'ambasciatore Attanasio nei confronti della collega Antonella Napoli, cui va tutta la solidarietà di Stampa Romana.
La segreteria dell'Asr