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Cpo-Fnsi 06 Mar 2006

“Rosa quote” e la denuncia della Cpo-Fnsi verso l'8 marzo Cinzia Leone incarna la disparità dimostrata da dati Inpgi

Sono dati allarmanti quelli sul ruolo delle donne nella stampa italiana: solo guardando all'apice della carriera sono l'1,96% i direttori al femminile nei quotidiani nel 2005 rispetto al 98,04% degli uomini; il 13,33% nelle agenzie di stampa; il 37,40% nei periodici; l'8,93% alla Rai e nelle emittenti radio-tv private; il 15,38% negli Uffici stampa degli Enti pubblici.

Sono dati allarmanti quelli sul ruolo delle donne nella stampa italiana: solo guardando all'apice della carriera sono l'1,96% i direttori al femminile nei quotidiani nel 2005 rispetto al 98,04% degli uomini; il 13,33% nelle agenzie di stampa; il 37,40% nei periodici; l'8,93% alla Rai e nelle emittenti radio-tv private; il 15,38% negli Uffici stampa degli Enti pubblici.

Dati che si capovolgono invece se si scende via via verso la base, dove ad esempio i praticanti sono divisi sostanzialmente oramai al 50%. Una lettura fatta sui dati Inpgi, presentati oggi alla Fnsi da Marina Cosi, presidente della commissione pari opportunità del sindacato dei giornalisti, che ha annunciato le iniziative per l'8 marzo dedicate quest'anno proprio alle quote rosa. A partire dalla 'nascita' di Rosa Quote, alias una scatenata Cinzia Leone, che sarà la testimonial delle difficoltà vissute dalle donne per raggiungere posizioni dirigenziali nel giornalismo, ma più in generale nel paese dove ''Mario Malafede, l'uomo, si prende tutto il ciambellone e a noi rimane solo il buco, a partire dal Parlamento''. Cosi ha spiegato infatti, leggendo dati Osce, che ''il 57,4% è il tasso globale di occupazione in Italia nel 2005, contro il 65% in Europa'', con un tasso di occupazione femminile ''che nel nostro Paese è del 45,2% contro una media del 56% (e punte del 72% in Norvegia e del 71,8% in Svezia)''. Per questo mentre la contestazione sale, e in Rai le donne già si sono organizzate per chiedere ai vertici un riconoscimento nelle prossime nomine, i convegni dell'8 marzo saranno dedicati a questo tema. Dopo l'incontro che si è svolto ad Aosta lo scorso 4 marzo, domani sarà la volta di Genova per il dibattito e consegna dei premi 'Una donna fuori dal coro' alla pakistana Masarrat Misbah, che aiuta le donne sfregiate con l'acido muriatico, e alla giornalista iraniana Mehragis Kar. Sempre domani a Trento e Bolzano due incontri su 'Donne e lavoro nel mondo dell'informazione in Trentino-Alto Adige', con la presentazione dell'indagine fra le iscritte all'Ordine regionale, che confermano il panorama sconfortante. L'8 marzo a Milano al Circolo della Stampa, 'Rosa Quote e le altre (dal voto alle donne al voto per le donne', con un'inchiesta tv sulle donne straniere che lavorano a Milano e le testimonianze di giornaliste e scrittrici su 60 anni di voto femminile. L'8 marzo a Roma, all'Associazione stampa romana festa attorno al video di Daniela Binello ('Reparto maternità in Afganistan') e al libro di Ritanna Armeni ('La colpa delle donne'). A Palermo l'8 marzo, all'Associazione siciliana della stampa, dibattito ''dalle parole ai fatti'' per ottenere il rispetto dell'art.2 dello statuto che prevede, unica tra tutte le carte delle associazioni territoriali federate Fnsi, l'obbligo di un'adeguata rappresentanza di genere. Ancora a Roma il 14 marzo il convegno promosso dalle due Cpo Rai e Usigrai, su 'Tante-Quanti. Più potere alle donne per cambiare la comunicazione''. Sul tavolo quindi ''una serie di problemi - come ha spiegato stamattina il segretario generale Fnsi Paolo Serventi Longhi - a partire dal fatto che la nostra oramai è una professione al femminile con il 50% di praticanti donne, quindi il problema del riconoscimento e della pari opportunità non registrata è importante per il futuro. Per quanto riguarda il contratto di lavoro non potrà concludersi senza alcuni elementi decisivi, come il part-time andata e ritorno. Bisogna sostenere anche le quote professionali perché i numeri attuali, non sono tollerabili. Il problema del resto - non ha nascosto Serventi - è anche all'interno del sindacato stesso e della maggioranza che mi ha eletto. Un sindacato maschile, maschilista e a volte machista. Bisogna cambiare registro, al prossimo congresso si deve ottenere un risultato diverso''. (ANSA)

@fnsisocial

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