Dopo che il 2 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto che recepisce in Italia la direttiva europea contro le Slapp, le cosiddette "cause bavaglio", Case Italia, il gruppo di lavoro italiano della Coalition Against Slapps in Europe, che riunisce 17 organizzazioni della società civile, è sceso in piazza a Roma per denunciare «le criticità del deludente decreto, il quale arriva addirittura a restringere la portata delle tutele previste dalla direttiva europea». Lo riporta l’agenzia Ansa giovedì 22 ottobre 2026.
Il decreto con cui l'Italia recepisce la direttiva europea «offre protezioni solo ai bersagli di azioni legali temerarie con implicazioni transfrontaliere, escludendo di fatto le controversie domestiche, che rappresentano, invece, almeno il 90% dei casi registrati, lasciando quindi senza tutele 9 casi su 10», afferma in una nota l'organizzazione secondo la quale «la norma approvata dal governo introduce inoltre una nozione più restrittiva dei casi transfrontalieri rispetto a quella delineata dalla direttiva. Una scelta che rende l'applicazione delle protezioni legali contenute nel decreto ancora più marginale e che solleva dubbi in merito alla conformità della disciplina nazionale al diritto europeo». In Italia, ricorda la nota, «si registra il numero più alto di Slapp in tutta l'Ue».
Martina Turola, responsabile comunicazione di The Good Lobby, sottolinea: «Gli ombrelli bucati che abbiamo portato in piazza rappresentano perfettamente una legge che, invece di proteggere chi è sotto attacco, lascia quasi tutti esposti alla pioggia di azioni legali temerarie. Per questo oggi lanciamo una petizione in cui chiediamo al governo e al Parlamento di correggere questa legge che non tutela quasi nessuno e non protegge davvero tutti i bersagli di Slapp». (anc)