«L'innovazione è uno strumento incontrovertibile e fondamentale per tutti i settori, e quindi anche per l'informazione. Penso che però il grande dibattito sia se la tecnologia è neutrale o no: a mio avviso non lo è, cioè è l'utilizzo che se ne fa che è determinante. Nel settore dell'informazione bisogna stare attenti che una riduzione dei costi non porti ad una riduzione di responsabilità». Ne è convinto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega all'Informazione e all'Editoria, Alberto Barachini, intervenuto in videocollegamento al convegno 'The Balkans Meet in Trieste', organizzato dall'Agenzia Ansa in occasione della 34/a assemblea generale della Association of Balkan News Agencies Southeast Europe (ABNA-se) con il patrocinio di Ince.
Rispondendo ad una domanda su eventuali minacce dell'IA per il settore, Barachini ha sottolineato che l'IA potrebbe venir considerata «una moltiplicazione delle possibilità tecnologiche» degli ultimi 10-15 anni e ha portato l'esempio del risultato dell'Afd in Germania, che per «molti esperti è collegato al fenomeno della diffusione di TikTok»: «la disgregazione dell'informazione tradizionale e l'affidarsi a un'informazione per pillole legate a logiche commerciali ed emotive ha caratterizzato uno spostamento del consenso».
Parlando poi della fruizione dell'informazione, il sottosegretario ha osservato che «bisogna ritornare a far capire ai cittadini che il bene dell'informazione è importante e va retribuito. Noi siamo molto disponibili a fare abbonamenti per vedere film, meno a fare l'abbonamento per i quotidiani. Questo è un po' un controsenso, ma tutte le misure sono orientate a difendere un settore strategico». Inoltre, «penso che la difesa al contributo pubblico all'informazione sia fondamentale: se fosse azzerato ci troveremmo in poco tempo ad essere raccontati da realtà internazionali che hanno un interesse commerciale, non quello di raccontare il nostro Paese».
Infine, ha concluso Barachini, «serve un fondo europeo di sostegno all'informazione. In Europa dobbiamo lavorare a rendere il campo di gioco uguale per tutti». (Ansa, 9 settembre 2026)