«'Con qualche collega, scherzando davanti alla macchinetta del caffè, feci la battuta: con il risarcimento della Rai mi compro la canoa nuova'. A dirlo, davanti alla commissione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, il sostituto procuratore del Tribunale dei minori di Bologna Simone Purgato, nella seduta del 14 ottobre 2021, trasmessa da Radio Radicale. Si sbagliava, perché la richiesta di 'risarcimento danni per lesione della reputazione' presentata nei confronti della Rai e dell'inviato Luca Ponzi è stata archiviata». Ne dà notizia l'Associazione Stampa Emilia-Romagna venerdì 12 giugno 2026 sul proprio sito web spiegando che «il Tribunale di Roma ha rigettato la domanda di risarcimento del danno e condannato il magistrato al pagamento delle spese processuali».
Come ricostruisce il sindacato regionale, oggetto del contendere era un servizio in cui Luca Ponzi raccontava di un bambino allontanato dalla famiglia su disposizione del Tribunale dei minori, nonostante il sostituto procuratore di Reggio Emilia Valentina Salvi, che stava indagando e aveva in corso intercettazioni, avesse avvertito che le relazioni degli assistenti sociali su cui si basava il provvedimento erano sostanzialmente prive di fondamento.
Era vero, dice la sentenza, «il nucleo principale e caratterizzante della notizia», e altrettanto vero «che il provvedimento venne eseguito e il bambino collocato in comunità assieme alla madre». E ancora: espressioni come «bambino strappato alla famiglia» o «rinchiuso in comunità», oppure «muro di gomma» riferito ai magistrati bolognesi, pur essendo enfatiche, «si collocano nel contesto dialettico della critica, anche severa (…) senza però trascendere mai in attacchi e aggressioni personali». I servizi, conclude la sentenza «sono espressione dei diritti di cronaca e di critica» e il giornalista ha agito nel rispetto della legge.
«Di questa vicenda - commentano Aser, Comitato di redazione della Tgr Emilia-Romagna e Usigrai - fa riflettere che il ricorso temerario alla querela venga da un magistrato, che per la sua professione dovrebbe ben essere in grado di valutare l'eventuale illiceità dell'agire di un giornalista. E che dovrebbe sapere come il diritto dei cittadini a essere informati sia uno dei pilastri della democrazia. Il caso di Luca Ponzi è l'ennesima dimostrazione che oramai la bilancia si è inclinata verso l'azione pretestuosa a scapito del diritto di cronaca, e questo non può non preoccupare tutti noi, perché è un tema di uguaglianza. Quando poi si vanno a colpire colleghi freelance e precari, con meno strumenti per difendersi, la temerarietà dell'azione raggiunge il suo apice, così come il potenziale vulnus alla libertà di stampa».
Assostampa Emilia-Romagna, Cdr della Tgr Rai ed Esecutivo Usigrai, «mentre esprimono soddisfazione per la vittoria del collega, auspicano che il legislatore cerchi un punto di equilibrio diverso tra il diritto di difesa e la libertà di 'essere giornalista', magari con una revisione dell'istituto della temerarietà della lite. Il timore di essere condannati anche per l'irragionevole e strumentale uso della giustizia - concludono i rappresentanti sindacali - potrebbe indurre a valutare con maggiore attenzione l'opportunità di denunciare chi ha fatto solo il proprio mestiere». (mf)