«In relazione all'informazione Rai sulle proteste che stanno coinvolgendo a diverso titolo minori in più parti d'Italia riteniamo particolarmente importante tenere a mente le responsabilità deontologiche che il nostro lavoro comporta, soprattutto quando si parla di minori e della loro tutela». Così la Cpo e l'Usigrai in una lettera aperta alla Rai e alle redazioni giornalistiche del Servizio pubblico diffusa venerdì 23 ottobre 2026.
«La Carta di Treviso e il Codice deontologico dei giornalisti fissano principi chiari e non negoziabili - prosegue l'Usigrai - la dignità e la riservatezza dei minorenni vanno sempre messi al primo posto. A questi obblighi deontologici si aggiungono quelli che la Rai ha assunto con il Contratto Nazionale di servizio, che impegna l'Azienda a garantire, in tutta l'offerta e quindi anche nell'informazione, la tutela dei minori e il rispetto della dignità della persona».
Nella lettera si sottolinea poi che «per le giornaliste e i giornalisti della Rai, rispettare tali principi non è soltanto un dovere professionale, ma un impegno contrattuale su contenuti normativi definiti come ''inderogabili'' dall'Azienda e dall'Usigrai in un accordo sottoscritto il 13 marzo del 2018, in relazione ad alcuni argomenti di particolare rilevanza solidaristica e sociale. Dobbiamo quindi evitare di diffondere informazioni che, da sole o messe insieme, permettano di risalire all'identità di un bambino o di un adolescente. Fare riferimenti al quartiere, al luogo del domicilio, alla famiglia o ad altre circostanze personali può renderlo riconoscibile ed esporlo a conseguenze molto gravi».
Cpo e Usigrai continuano: «Ancora più inaccettabile è fare del contesto sociale fragile in cui vive uno strumento di rappresentazione sensazionalistica. Il Servizio Pubblico è chiamato attraverso i suoi giornalisti ad uno sforzo ulteriore rispetto ad altri contesti editoriali e cioè a rappresentare la realtà nel rispetto della dignità umana, senza spettacolarizzare il disagio. Ogni dettaglio privato che riguarda il minore deve misurarsi con il principio di essenzialità dell'informazione e con il superiore interesse di quest'ultimo. Se saltano queste basilari regole deontologiche – conclude la nota - vengono meno le prerogative sociali e normative del nostro lavoro e le tutele alla libertà, autonomia e indipendenza dell'informazione». (anc)