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Associazioni 18 Apr 2005

Un monumento alla libertà di stampa conquistata clandestinamente da un gruppo di partigiani durante la Resistenza a Conselice di Ravenna

Un monumento alla libertà di stampa. Meglio, alla stampa clandestina che un pugno di coraggiosi tipografi di Conselice di Ravenna continuò a diffondere durante la Resistenza. Pagando talora con la vita questo impegno di lotta contro il bavaglio della dittatura. L’iniziativa è dell’Associazione nazionale dei Partigiani d’ Italia e del Comune di Conselice nell’ambito delle celebrazioni per il sessantesimo anniversario della Liberazione.

Un monumento alla libertà di stampa. Meglio, alla stampa clandestina che un pugno di coraggiosi tipografi di Conselice di Ravenna continuò a diffondere durante la Resistenza. Pagando talora con la vita questo impegno di lotta contro il bavaglio della dittatura. L’iniziativa è dell’Associazione nazionale dei Partigiani d’ Italia e del Comune di Conselice nell’ambito delle celebrazioni per il sessantesimo anniversario della Liberazione.

Un monumento alla libertà di stampa. Meglio, alla stampa clandestina che un pugno di coraggiosi tipografi di Conselice di Ravenna continuò a diffondere durante la Resistenza. Pagando talora con la vita questo impegno di lotta contro il bavaglio della dittatura. L’iniziativa è dell’Associazione nazionale dei Partigiani d’ Italia e del Comune di Conselice nell’ambito delle celebrazioni per il sessantesimo anniversario della Liberazione. Subito dopo l’8 settembre 1943 il movimento partigiano si pose il problema di comunicare la verità su quanto stava avvenendo nell’Italia occupata e la scelta del luogo dove organizzare una tipografia che stampasse volantini e manifesti, ma anche giornali, cadde sulla bassa Romagna Una vecchia macchina stampante fu così portata a Conselice nascosta nel camioncino di un commerciante di pesce e inizialmente occultata nella cantina di una casa colonica sul confine fra Conselice e Massa Lombarda. Le difficoltà furono tante perché la macchina tipografica era priva di alimentazione elettrica e funzionava a pedali: sei pedalate per stampare un solo volantino, 150mila per 25mila. Mancavano i professionisti e quindi braccianti, contadini, operai, dovettero imparare il mestiere un poco alla volta. Si doveva poi fare fronte ai sopralluoghi e alle incursioni della polizia fascista e nazista. Lì, il 10 settembre 1944, sei partigiani tipografi, opponendosi alle forze tedesche, sacrificarono la loro vita in difesa della libertà di stampa. In quella cantina-redazione furono stampati non solo tantissimi volantini e piccoli manifesti ma anche giornali con testate storiche: l’Avanti, l’Unità, La lotta, Il Garibaldino (organo della 28° Brigata di Arrigo Boldrini ‘Bulow’), Noi donne, Terra e Lavoro, il Combattente, Fronte interno, La Voce repubblicana. Responsabile della redazione era Medardo Merli (Walter) delle Brigate ‘Giustizia e Libertà’, evaso dal carcere militare di Bologna nell’agosto del 1943. Fra i collaboratori più assidui che avevano l’incarico specifico di lavorare per la tipografia di Conselice: Giuseppe D’Alema (Alberto), padre di Massimo. Il Comune e l’Anpi intendono quindi celebrare quel grande contributo della stampa clandestina alla Resistenza con una mostra (ricca di documenti originali dell’epoca) dedicata all’attività della Tipografia, nella quale verrà esposta la famosa ‘pedalina’ rimessa in funzione per l’occasione, e un film. Il 10 settembre 2005 costituirà il culmine delle celebrazioni con l’inaugurazione del monumento.

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