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Fnsi 16 Apr 2002

Sciopero generale Serventi a Napoli Siddi a Cagliari

Sciopero generale Serventi a NapoliSiddi a Cagliari

Sciopero generale
Serventi a Napoli
Siddi a Cagliari

Discorso del segretario generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Paolo Serventi Longhi, alla manifestazione unitaria di Napoli in occasione dello sciopero generale Napoli, 16 aprile 2002 Care lavoratrici e cari lavoratori, Questa mattina nelle poche edicole aperte sono presenti solo pochissimi quotidiani, in particolare alcuni di quelli di proprietà, diretta o indiretta, del Presidente del Consiglio. Giornali usciti con pochi fogli, prevalentemente con materiale vecchio, giornali di pessima qualità. Giornali fatti da qualche giornalista, soprattutto precari, e stampati non nelle tipografie abituali, nonostante i tentativi generosi dei poligrafici campani di opporsi. Di questa vicenda, di questi comportamenti gravemente antisindacali, risponderanno di fronte alla magistratura le aziende della Famiglia Berlusconi. E sarebbe utile anche l’intervento dell’Ordine dei Giornalisti. Oggi comunque la maggior parte dei giornali non è nelle edicole ed i notiziari della radio e della televisione sono molto ridotti.Ciò avviene perché insieme a milioni e milioni di lavoratrici e di lavoratori oggi sciopera l’intero mondo della comunicazione e, per quanto mi riguarda personalmente, si ferma gran parte del giornalismo italiano. Per la prima volta nella storia centenaria del nostro sindacato unitario, la Federazione Nazionale della Stampa, i giornalisti, lavoratori tra lavoratori, partecipano a questa grande giornata di protesta organizzata dalle Confederazioni Sindacali, Cgil, Cisl e Uil. Per la prima volta i dirigenti della Federazione della Stampa e delle Associazioni Regionali partecipano in molte piazze d’Italia alle manifestazioni dei lavoratori, prendono la parola da un palco sindacale, mentre molti giornalisti sono presenti, con i simboli della Fnsi, nelle piazze e nei cortei. Perché la nostra categoria ha compiuto questo passo difficile ma oserei dire storico? Perché abbiamo ritenuto, nell’autonomia rigorosa delle nostre posizioni ma certamente con spirito unitario, che la lotta contro la delega governativa sul lavoro debba coinvolgere tutti. Guardate, non è soltanto il problema dell’articolo 18 e della libertà di licenziare senza giusta causa; la delega sul lavoro del Governo Berlusconi, con molti dei suoi contenuti, ha un effetto devastante per la professione dei giornalisti, per la loro libertà, perché vogliamo garantire a tutti voi cittadini una informazione completa, corretta e indipendente. Tutti i giorni in molte redazioni, gli imprenditori e qualche direttore compiacente tentano di asservire l’informazione ai loro interessi commerciali, economici e politici. Già oggi la nostra battaglia per difendere la libertà dell’informazione segna vittorie, ma anche qualche sconfitta, e voi lo sapete bene quando giudicate insopportabili, e fate bene, trasmissioni televisive o articoli che puntano sulle emozioni e sul sensazionalismo per vendere qualche copia in più o per aumentare la pubblicità. La delega sul lavoro consente di fare entrare, nei prossimi quattro anni, giornalisti licenziabili in ogni momento e pertanto ricattabili ed impedisce al Sindacato di tutelarne i diritti. Esattamente come accade per tutti gli altri lavoratori, ma con la conseguenza che la paura di perdere il lavoro indurrà i più deboli ed i più esposti a dire o scrivere ciò che vogliono lor signori. Ma i giornalisti scioperano anche per difendere le pensioni e la previdenza di categoria e per protestare contro la decisione di alcuni editori di cancellare decine e decine di posti di lavoro con licenziamenti motivati solo dai loro stravaganti progetti industriali. I giornalisti scioperano anche perché in questo paese il sistema dell’informazione è oggi sempre più controllato da una unica persona, il Presidente del Consiglio, che controlla tre reti televisive private ed oggi, con le nomine alla Rai, anche il 90% del servizio pubblico. Chiediamo che sia risolto in maniera seria il problema del conflitto di interessi di Silvio Berlusconi. Un problema lasciato irrisolto dai precedenti Governi. Chiediamo che i partiti la smettano di occupare la Rai. Chiediamo che questo nostro Paese difenda il diritto dei cittadini ad avere una informazione libera e di qualità. Diritto sancito dall’articolo 21 della Costituzione. Chiediamo che l’informazione nel mezzogiorno sia fatta bene, da poligrafici, tecnici e professionisti qualificati ai quali siano applicati i contratti e le leggi mentre oggi solo alcuni imprenditori sono corretti ed applicano le regole. Mentre altri, ad esempio qualche editore cialtrone, usano lavoro nero e precariato rovinando la credibilità del mondo della comunicazione nel sud. Chiediamo che i diritti e le tutele siano estese al lavoro autonomo, ad esempio quello di migliaia e migliaia di giornalisti freelance che lavorano per pochi soldi e la cui dignità, specie nel mezzogiorno, la dignità di questi miei colleghi viene offesa quotidianamente. La Fnsi e le Confederazioni Cgil, Cisl e Uil e le federazioni del settore della comunicazione hanno un vecchio patto unitario che va rilanciato e rafforzato. Anche perché nella nostra battaglia unitaria abbiamo avuto molti avversari ed altri se ne aggiungono. Ci sono avversari sguaiati che accomunano i leader sindacali addirittura ai terroristi. Ma è il terrorismo il nostro nemico storico. Ci sono quelli che dicono che la nostra è una battaglia tutta politica. A questi ultimi, tra cui alcuni miei colleghi, rispondo che noi difendiamo i diritti del mondo del lavoro e la libertà di informazione, difendiamo anche il diritto di chi non la pensa come noi a non essere licenziato senza giusta causa e di esprimere liberamente le sue idee. E poi chi fa politica? Noi che scioperiamo o Voi che fate uscire illegittimamente i giornali? La stragrande maggioranza dei giornalisti si batte ogni giorno con onestà nelle redazioni per raccontare la verità. Qualche volta ci riusciamo, qualche volta no oppure siamo indotti all’errore. Ma questo nostro bellissimo mestiere è molto difficile. Voi sapete come è difficile, ad esempio, raccontare guerre piccoli e grandi, la giusta lotta al terrorismo di ogni provenienza e natura. E’ difficile raccontare tragedie come quelle della guerra in Afghanistan e del conflitto in Palestina. E’ difficile raccontare il dramma del popolo palestinese, perché ai giornalisti è impedito di circolare liberamente nei territori occupati dall’esercito israeliano e qualche mio collega per raccontare la verità si è sacrificato fino a giocarsi la sua stessa vita. Per tutte queste ragioni, con i contenuti della Federazione della Stampa ma consapevoli che con l’unità dei lavoratori si vince, siamo anche noi con voi nelle piazze, siamo pronti a proseguire nella battaglia comune per una Italia più giusta, nella quale la parola solidarietà abbia ancora un senso. L'intervento del presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana Franco Siddi e l'Associazione della Stampa Sarda alla manifestazione indetta a Cagliari in occasione dello sciopero generale Cagliari 16 aprile 2002 Anche il Consiglio direttivo dell'Associazione della Stampa sarda e un ampia delegazione di giornalisti hanno partecipato alla grande manifestazione indetta a Cagliari da CGIL CISL e UIL in occasione dello sciopero generale per protestare contro la delega al Governo sul lavoro e l'annunciata modifica dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Il Presidente nazionale della Federazione della Stampa. Franco Siddi, ha preso la parola, al termine della manifestazione, per ricordare i motivi per i quali anche i giornalisti italiani hanno deciso di aderire allo sciopero. Minacciati da una politica editoriale che tende sempre più al controllo della loro autonomia professionale, i giornalisti vedono nel pacchetto dei provvedimenti annunciati dal Governo una minaccia seria alla libertà di informazione nel Paese. Un giornalista il cui posto di lavoro è costantemente in pericolo è meno libero e più esposto a ricatti e pressioni. La liberalizzazione dei "services" con la cancellazione del divieto di interposizione di manodopera; l'eliminazione delle garanzie del posto di lavoro nel caso di cessione di ramo d'azienda; l'introduzione di contratti "a chiamata" e l'istituzione dell'arbitrato, in alternativa al giudizio della Magistratura, costituiscono un attacco al sindacato e alla sua politica di difesa delle garanzie per i lavoratori giornalisti. Franco Siddi ha ribadito che la Federazione della Stampa sarà al fianco di CGL CISL e UIL in questa battaglia. L'Associazione della Stampa Sarda, da parte sua, è impegnata a vigilare perché, anche nel panorama dell'informazione regionale siano rispettate le regole poste a difesa dell'autonomia professionale dei giornalisti spesso disconosciute, come dimostrano le vertenze ancora aperte nei confronti di editori piccoli e grandi.

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