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Un momento dei lavori dell'Assemblea (Foto: usigrai.it)
Cdr 06 Nov 2026

Rai, l'Assemblea dei Cdr e fiduciari: «Serve una riforma della governance secondo i principi europei»

I rappresentanti dei giornalisti, in un documento approvato all'unanimità il 6 novembre 2026, chiedono «un piano industriale e un piano delle news credibili che rilancino il servizio pubblico» ed esprimono «grande preoccupazione per la fase di stallo che si profila all'orizzonte per un'azienda che resta sotto il diretto controllo del governo».

«L'Assemblea dei Cdr e dei Fiduciari della Rai convocata a Roma esprime grande preoccupazione per la fase di stallo che si profila all'orizzonte per un'azienda che ha dilapidato gli ascolti di Rai3 (e in parte di Rai2) e che resta sotto il diretto controllo del governo. Non possiamo ignorare che l'indipendenza dell'informazione è sempre più sotto attacco e la prospettiva di un ridimensionamento del Servizio Pubblico è concreta». È quanto si legge in un documento approvato all'unanimità dall'Assemblea dei rappresentanti dei giornalisti del servizio pubblico diffuso venerdì 6 novembre 2026.

«Serve una legge di riforma della governance Rai che sia realmente in linea con i principi sanciti nello European Media Freedom Act, in vigore da oltre un anno. Indipendenza dei vertici dal controllo del governo e dei partiti e certezza di risorse», prosegue il documento.

Non solo. «In vista delle prossime elezioni - proseguono Cdr e Fiduciari - riteniamo che un confronto tra redazioni e direzioni non sia rinviabile per garantire un racconto del Paese che sia rispettoso del pluralismo politico e sociale e superi finalmente la formula del cosiddetto 'panino' infarcito delle dichiarazioni, spesso autoprodotte dagli stessi politici. Nella situazione attuale, con l'aggravante dell'assenza della Commissione parlamentare di Vigilanza, i vertici aziendali non devono nemmeno rendere conto delle scelte, comprese quelle disastrose sulla terza rete dove un'intera fetta di pubblico è stata regalata alla concorrenza, svuotando deliberatamente un canale della sua identità e dei suoi contenuti».

Per i rappresentanti sindacali, inoltre, «mentre il piano industriale resta attuato solo sulla carta, quello delle news è, a oggi, un foglio bianco e il piano immobiliare aliena il patrimonio storico dell'azienda e marginalizzare diverse sedi regionali. Il tutto - incalza l'Assemblea - mentre l'ultimo rapporto Agcom sul Sistema integrato delle Comunicazioni certifica che nel 2024 per la prima volta una piattaforma online detiene la quota più elevata del SIC: Alphabet/Google, con il 12,4% delle risorse complessive, sale al primo posto mentre scende al secondo la Rai con una quota del 12%, seguita da Meta/Facebook, che raggiunge per la prima volta la terza posizione con il 9,7% del totale».

E «non da ultimo, la posizione finanziaria netta (indebitamento) è peggiorata, le redazioni scontano tagli ai budget e si riducono le trasferte e troupe, in un momento storico dove deep fake e AI impongono di essere nei luoghi dove i fatti avvengono», incalzano Cdr e Fiduciari che registrano, inoltre, «con preoccupazione che, nonostante l'accordo sindacale firmato con Usigrai che prevede di bandire entro fine anno una selezione pubblica per coprire vuoti di organico e pensionamenti della Tgr, l'azienda ancora non procede agli adempimenti necessari per rispettare i tempi previsti dall'accordo stesso. Non solo i vuoti di organico continuano a riguardare le testate nazionali e l'ufficio stampa».

L'Assemblea riscontra poi «immobilismo» anche «nella mancata apertura dei tavoli richiesti da mesi dal sindacato: sul pieno riconoscimento dei diritti sindacali per i giornalisti e le giornaliste che lavorano nei generi (reti) e sulla regolamentazione dei social per attività editoriale, oltre alla necessità di sapere se i contenuti prodotti dalle redazioni vengono regalati alle piattaforme oppure se esistono degli accordi che ne valorizzano la fruizione sulle piattaforme social».

In questo contesto «l'Assemblea dei Cdr e Fiduciari della Rai esprime preoccupazione per la tenuta aziendale e occupazionale. Serve far presto, liberare la Rai e i suoi dipendenti dal controllo dei partiti di ogni colore, affinché il servizio pubblico - conclude il documento - possa finalmente esprimere tutto il proprio potenziale». (mf)

@fnsisocial

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