Cronisti insultati e messi in disparte al congresso della Lega in corso a Milano domenica 25 ottobre 2026. «Servi», li ha definiti il segretario del partito, ministro dei Trasporti e vicepremier, Matteo Salvini, che ha attaccato in particolare i giornalisti di Repubblica e Corriere della Sera, 'rei' - a suo dire - di «scrivere cazzate» e tenuti lontano dai lavori per evitare «l'inquinamento del congresso». Parole che provocano l'immediata reazione dei colleghi, dei media, dei rappresentanti della categoria.
«Anche questa volta Salvini dimostra di non avere familiarità con i concetti di libertà, indipendenza e di informazione libera», commenta Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi.
«A lui l'informazione piace evidentemente asservita, mentre i giornalisti italiani sono liberi, non servi come dice lui, e vogliono continuare ad essere liberi», aggiunge Costante, che incalza: «Visto che Salvini detesta a tal punto i giornalisti e la stessa libertà di stampa, ci chiediamo per quale motivo continui a voler mantenere l'iscrizione ad un Ordine di servi. Ci aspettiamo un atto di coerenza da parte sua con la restituzione della tessera di un Ordine popolato da servi».
Dura anche la reazione dei Comitati di redazione del Corriere della Sera e di Repubblica, solidali con i colleghi destinatari degli attacchi del leader leghista.
«Siamo sconcertati dalle parole utilizzate da Salvini, che ha rivendicato di aver chiesto lui, da iscritto all'Ordine dei giornalisti, che ai colleghi accreditati a Milano fosse impedito l'accesso alla sala dei congressisti. Ancora una volta - stigmatizza il Cdr del Corriere - si è rivolto ai giornalisti, quelli del Corriere e di Repubblica nella fattispecie, utilizzando espressioni gravemente ingiuriose. Vogliamo ricordare al 'collega' Salvini che è dovere dei giornalisti cercare di offrire ai propri lettori notizie anche non gradite ai potenti di turno. Se ne faccia una ragione e ritiri gli insulti».
Per il Cdr di Repubblica, Matteo Salvini «mostra per l'ennesima volta di non avere alcuna dimestichezza con i concetti di libertà e indipendenza della stampa. Forse confuso dall'aver avuto come unica esperienza lavorativa quella di giornalista di partito». Attacchi e insulti, i suoi, che «non interesserebbero a nessuno, se non ricoprisse il ruolo di vicepresidente del Consiglio e ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture. Un rappresentante delle istituzioni - rimarcano i rappresentanti sindacali - purtroppo a corto di cultura democratica. Una ragione in più per continuare a fare il nostro lavoro, di racconto e di denuncia».
Ai cronisti coinvolti nella vicenda esprime «solidarietà e vicinanza» il coordinamento dei Cdr delle agenzie di stampa, che «considera grave l'attacco ai giornalisti fatto dal leader della Lega Matteo Salvini dal palco del congresso», condanna le sue «parole ingiuriose» e il fatto di aver rivendicato «di aver deciso di impedire l'accesso alla sala» del congresso. «Un tentativo inaccettabile di limitare il nostro ruolo di servizio pubblico», concludono i Comitati di redazione.
Anche l'Associazione Stampa parlamentare esprime «sconcerto» per le parole di Salvini e le espressioni «gravemente ingiuriose» con cui si è rivolto ai colleghi. L'Asp ricorda che «i giornalisti svolgono un essenziale servizio pubblico, peraltro sempre più nel mondo e in Italia messo in discussione» e ribadisce che «continuerà a tutelare il lavoro e i diritti dei colleghi, consapevole che il giornalismo rappresenta l'esercizio di un fondamentale diritto costituzionale».
Per la segreteria dell'Associazione Stampa Romana, «l'attacco gravissimo e insistito di Matteo Salvini dal palco del congresso della Lega ai giornalisti di Corriere della Sera e Repubblica e a tutti i colleghi dimostra ancora una volta l'insofferenza del vicepresidente del Consiglio per l'informazione e le notizie che non gli piacciono. L'Associazione Stampa Romana - si legge in una nota del sindacato regionale - esprime la sua solidarietà ai cronisti insultati ed esclusi dalla sala in cui si è svolto il congresso per una decisione rivendicata dallo stesso Salvini. Una scelta che si commenta da sola».
Comitato di redazione e fiduciaria del Tg3 esprimono «preoccupazione e sconcerto» per le parole del vicepresidente del Consiglio. «Vorremmo ricordare al 'collega' Salvini - rilevano i rappresentanti sindacali - che se da due giorni tutta la stampa parla del congresso del partito di cui è segretario lo deve proprio ai giornalisti (di tv, radio, siti o carta stampata) che lui disprezza definendoli 'servi'. Gli stessi professionisti che dal palco Salvini si è vantato con orgoglio di aver tenuto lontano dall'assise, in un'altra ala del Palazzo dei congressi, per non 'inquinare' il voto. È evidente che continua a sognare un mondo dove chi non fa quello che dice il capo viene umiliato, emarginato, epurato. Il segretario leghista dovrebbe scusarsi con tutti i colleghi, in particolare con quelli di Repubblica e Corriere della Sera a cui va la nostra solidarietà».
Anche il Comitato di redazione di Avvenire «esprime solidarietà alle redazioni del Corriere della Sera e della Repubblica, i cui colleghi sono stati presi di mira da gravi e inaccettabili dichiarazioni durante il congresso della Lega. Definire i giornalisti 'servi' e rivendicare la scelta di confinarli a distanza per non 'inquinare' la platea - evidenzia il Cdr - rappresenta un attacco diretto alla dignità professionale e alla libertà di stampa. Il Cdr di Avvenire si schiera al fianco dei colleghi, ribadendo che l'autonomia e l'indipendenza del lavoro giornalistico restano presidi democratici non negoziabili». (mf)