Le redattrici e i redattori di Radio Radicale, riuniti in assemblea il 14 gennaio 2026, «prendono atto con favore di quanto dichiarato dalla Presidente del Consiglio Meloni nella conferenza stampa di inizio anno: "Il governo intende presentare un emendamento al decreto Milleproroghe per garantire a Radio radicale il contributo straordinario destinato alla digitalizzazione dell'archivio storico della testata contributo che si somma a quello chiaramente ordinario"».
Le redattrici e i redattori di Radio Radicale «auspicano che fin dall'inizio della discussione del provvedimento e senza indugi alle parole della presidente Meloni seguano atti concreti compreso il rinnovo della convenzione per la trasmissione delle sedute parlamentari», si legge ancora nel documento.
Inoltre, «le redattrici e i redattori chiedono all'azienda di porre in essere tutte le iniziative utili ad una positiva conclusione della vicenda. Allo stesso tempo incaricano il Comitato di redazione di vigilare attentamente sull'andamento del provvedimento mantenendo un costante contatto con l'azienda e con i rappresentanti politici. La prospettiva - incalza la redazione - deve essere quella di uno sviluppo che consenta di uscire dalla condizione di precarietà che la radio vive da troppo tempo e dia stabilità al suo ruolo di informazione pubblica preservando al contempo le specificità che ne hanno fatto un unicum nel sistema dell'informazione».
Le redattrici e i redattori si rivolgono, quindi, «alla politica tutta perché si assuma le proprie responsabilità: garantire a Radio Radicale di poter continuare a espletare il servizio per cui è riconosciuta come 'impresa radiofonica che svolge attività di informazione di interesse generale' oppure decretarne la chiusura, nell'anno in cui ricorre il cinquantesimo anniversario dell'inizio delle trasmissioni e il decimo dalla scomparsa di Marco Pannella».
E, più in generale, «redattrici e redattori fanno propria la posizione della Fnsi rispetto a tutto il sistema dell'informazione che da troppo tempo versa in una condizione di crisi con il contratto collettivo nazionale di lavoro che da dieci anni attende invano di essere rinnovato. L'informazione deve essere sostenuta e finanziata in modo corretto a difesa dell'articolo 21 della Costituzione. Non è sottraendo risorse all'emittenza radiofonica e televisiva e alla carta stampata - conclude l'assemblea di redazione - che si sostiene il pluralismo». (mf)