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Foto: europeanjournalists.org
Internazionale 12 Ago 2026

Media Freedom Act, Efj: «A un anno dall'entrata in vigore resta una promessa infranta»

Il sindacato europeo dei giornalisti tira le somme dopo 12 mesi di vigenza del Regolamento, ponendo l'accento su quel che resta da fare e come: anche coinvolgendo «in modo più sistematico» nei singoli Stati membri la società civile, le organizzazioni giornalistiche e il mondo accademico.

«Il 2025 ha visto uno degli sviluppi istituzionali più significativi nel settore dei media: lo European Media Freedom Act (Emfa), Regolamento (UE) 2024/1083, entrato pienamente in vigore in tutta l'Unione europea nell'agosto 2025». Lo ricorda sul proprio sito web la Federazione europea dei giornalisti che nota: «A un anno dalla sua entrata in vigore nell'ordinamento nazionale, l'8 agosto, il quadro generale è ben lontano dalle aspettative».

La Efj e le sue affiliate negli Stati membri della UE «seguono da vicino la spesso complessa attuazione a livello nazionale e ne monitorano gli sviluppi». E, ad esempio, «fra i risultati del Media Pluralism Monitor di quest'anno, che include approfondimenti su temi correlati all'Emfa e ne analizza lo stato di attuazione, emerge - prosegue il sindacato europeo - che l'implementazione è disomogenea nella maggior parte dei settori, mentre solo quattro Paesi hanno svolto correttamente il loro compito e ben 23 Stati membri sono ancora in ritardo. Alcuni addirittura fanno il contrario di quanto previsto».

Fra i punti più critici messi in evidenza dalla Federazione europea ci sono la protezione contro gli spyware (art. 4); gli obblighi di trasparenza per le aziende editoriali (art. 6); la protezione dal controllo politico e la sostenibilità finanziaria dei media di servizio pubblico (art. 5).

In particolare sulla protezione dagli spyware, «che non richiede grandi riforme istituzionali, ma garanzie chiare e un'attenta interpretazione delle eccezioni legate alla sicurezza nazionale e all'interesse pubblico», la Efj esprime «preoccupazione in Francia, Grecia, Ungheria e Italia, solo per citare alcuni Paesi. Spetta ai governi nazionali, alle autorità di regolamentazione, al Comitato europeo dei servizi media e agli operatori del settore - rileva la Federazione - trasformare i diritti in una tutela quotidiana».

Il sindacato annuncia poi l'intenzione di realizzare una campagna «sul ruolo cruciale dei media di servizio pubblico indipendenti e ben finanziati in un periodo di crescente disinformazione, polarizzazione e indebolimento dell'ecosistema informativo» e di essere in costante contatto con il Board europeo dei servizi media per quanto riguarda i temi delle concentrazioni editoriali e del pluralismo dei media, argomenti rispetto ai quali la Efj ritiene opportuno siano coinvolti «in modo più sistematico» la società civile, le organizzazioni giornalistiche e il mondo accademico.

Per la direttrice della Federazione europea dei giornalisti, Renate Schroeder, «un'interazione di questo tipo fra diversi attori funziona solo quando si pongono al centro trasparenza e risorse sufficienti, e quando gli attori possono essere ritenuti responsabili di cosa viene fatto correttamente e cosa no». (mf)

@fnsisocial

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