«Il 2025 ha visto uno degli sviluppi istituzionali più significativi nel settore dei media: lo European Media Freedom Act (Emfa), Regolamento (UE) 2024/1083, entrato pienamente in vigore in tutta l'Unione europea nell'agosto 2025». Lo ricorda sul proprio sito web la Federazione europea dei giornalisti che nota: «A un anno dalla sua entrata in vigore nell'ordinamento nazionale, l'8 agosto, il quadro generale è ben lontano dalle aspettative».
La Efj e le sue affiliate negli Stati membri della UE «seguono da vicino la spesso complessa attuazione a livello nazionale e ne monitorano gli sviluppi». E, ad esempio, «fra i risultati del Media Pluralism Monitor di quest'anno, che include approfondimenti su temi correlati all'Emfa e ne analizza lo stato di attuazione, emerge - prosegue il sindacato europeo - che l'implementazione è disomogenea nella maggior parte dei settori, mentre solo quattro Paesi hanno svolto correttamente il loro compito e ben 23 Stati membri sono ancora in ritardo. Alcuni addirittura fanno il contrario di quanto previsto».
Fra i punti più critici messi in evidenza dalla Federazione europea ci sono la protezione contro gli spyware (art. 4); gli obblighi di trasparenza per le aziende editoriali (art. 6); la protezione dal controllo politico e la sostenibilità finanziaria dei media di servizio pubblico (art. 5).
In particolare sulla protezione dagli spyware, «che non richiede grandi riforme istituzionali, ma garanzie chiare e un'attenta interpretazione delle eccezioni legate alla sicurezza nazionale e all'interesse pubblico», la Efj esprime «preoccupazione in Francia, Grecia, Ungheria e Italia, solo per citare alcuni Paesi. Spetta ai governi nazionali, alle autorità di regolamentazione, al Comitato europeo dei servizi media e agli operatori del settore - rileva la Federazione - trasformare i diritti in una tutela quotidiana».
Il sindacato annuncia poi l'intenzione di realizzare una campagna «sul ruolo cruciale dei media di servizio pubblico indipendenti e ben finanziati in un periodo di crescente disinformazione, polarizzazione e indebolimento dell'ecosistema informativo» e di essere in costante contatto con il Board europeo dei servizi media per quanto riguarda i temi delle concentrazioni editoriali e del pluralismo dei media, argomenti rispetto ai quali la Efj ritiene opportuno siano coinvolti «in modo più sistematico» la società civile, le organizzazioni giornalistiche e il mondo accademico.
Per la direttrice della Federazione europea dei giornalisti, Renate Schroeder, «un'interazione di questo tipo fra diversi attori funziona solo quando si pongono al centro trasparenza e risorse sufficienti, e quando gli attori possono essere ritenuti responsabili di cosa viene fatto correttamente e cosa no». (mf)