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Vertenze 26 Set 2008

Liberazione, Prc: “Non possiamo coprire il deficit” Il segretario, Paolo Ferrero: “Ma faremo il possibile per rilanciare la testata”

Dopo lo sciopero di ieri per protestare contro il silenzio della società editrice, la Mrc, e del partito editore, Rifondazione comunista, sul futuro del giornale, oggi i giornalisti di Liberazione hanno organizzato un sit-in davanti alla sede della testata, il cui futuro è seriamente a rischio. A elencare le cifre, preoccupanti, relative allo stato di salute della testata, è il segretario del Prc Paolo Ferrero, che ai giornalisti assicura che il partito ''farà tutto il possibile per rilanciare il giornale''.

Dopo lo sciopero di ieri per protestare contro il silenzio della società editrice, la Mrc, e del partito editore, Rifondazione comunista, sul futuro del giornale, oggi i giornalisti di Liberazione hanno organizzato un sit-in davanti alla sede della testata, il cui futuro è seriamente a rischio. A elencare le cifre, preoccupanti, relative allo stato di salute della testata, è il segretario del Prc Paolo Ferrero, che ai giornalisti assicura che il partito ''farà tutto il possibile per rilanciare il giornale''.

Le cifre gli sono state fornite ieri mattina dal presidente della Mrc: ''Il deficit 2008 ha una previsione variabile tra i 4 e i 4,5 milioni di euro. Una cosa enorme per un giornale che ha un bilancio inferiore ai 10 milioni. È chiaro che Prc non ha i soldi per ripianare il deficit, avendo un bilancio di 10 milioni il rischio è che dal 2010 si chiuda il partito''. Ma aggiunge: ''Ieri sera ho incontrato l'amministratore delegato per i dettagli e a breve convocheremo una direzione del partito''. Ferrero parla di ''situazione grave frutto di più elementi, innanzitutto la significativa perdita di copie, il 30% negli ultimi 4 anni, e un aumento del deficit: nel 2003 il buco era di 700 mila euro, nel 2004 di 1 milione 600 mila, nel 2005 di 1 milione 900 mila, nel 2006 di 2 milioni, nel 2007 di 2 milioni 400 mila. Come mai nessuno si è accorto dell'aggravarsi della situazione dei conti? Non sono in grado di rispondere''. Ferrero fa sapere di aver chiesto all'amministratore delegato e al presidente di Mrc di ''aprire un tavolo per la fase di discussione di rilancio del giornale, che per me resta un valore. La gestione della situazione è complicatissima. E ora c'è l'ulteriore mannaia del governo'', dice riferendosi ai tagli ai giornali di partito decisi dal ministro Tremonti. Anche senza i quali, ammette, ''ci sarebbe stato un problema enorme''. Ma ci tiene a dire che ''il Prc, come proprietario unico di Liberazione, deve fare tutto il possibile per il rilancio del giornale. La strada non è portare i libri in tribunale''. Ai giornalisti di Liberazione che gli chiedono se nelle intenzioni della proprietà ci sia un impegno a tutelare di diritti dei dipendenti, Ferrero però si limita a dire: ''Non sono in grado di garantire questo impegno''. ''Apprezziamo le intenzioni ma non ci facciamo prendere in ostaggio dalla politica, si tratta di una vertenza di lavoro - replica Anubi D'Anossa del Cdr - L'editore deve fornirci l'andamento economico del giornale. La situazione di crisi deve essere formalizzata, non accettiamo tavoli al buio, nè tavoli paralleli. E siamo indisponibili a decisioni che pesano solo sul costo del lavoro''. Chiara la posizione del direttore Piero Sansonetti: ''Liberazione serve, fa opinione, è presente sul mercato. Sono in contatto con i direttori di altre testate: questa settimana è delicatissima. Se tolgono 2 milioni di euro al Secolo, alla Padania, a noi, si chiude tutti. Cinque milioni di euro in una Finanziaria sono una cifra ridicola, ma per i giornali di partito è un colpo gravissimo''. A sostenere la testata ci sono anche il presidente della Regione Puglia Niki Vendola, l'ex segretario di Prc Franco Giordano, il segretario della Fnsi Franco Siddi e il presidente Roberto Natale, che avverte il governo: ''La riforma dell'editoria ci sta molto a cuore, ma se questi tagli all'editoria di partito, no profit e cooperative non verranno cancellati, per noi questo sarà una pietra di inciampo enorme sulla discussione della riforma. Non può esserci la ferita di tagli pesantissimi e iniqui, lasciando invece intatto il contributo indiretto ai grandi gruppi editoriali''. (ANSA)

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