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Associazioni 23 Apr 2005

Genova: l'omicida è libero, gli unici condannati sono i giornalisti del Secolo XIX

Condannati a 400 e 200 euro per avere “pubblicato articoli a guisa di informazione di un procedimento penale di cui è vietata per legge la pubblicazione, dando notizia della emissione di ordinanza di custodia cautelare (…) nei confronti di Q. A imputato di omicidio”

Condannati a 400 e 200 euro per avere “pubblicato articoli a guisa di informazione di un procedimento penale di cui è vietata per legge la pubblicazione, dando notizia della emissione di ordinanza di custodia cautelare (…) nei confronti di Q. A imputato di omicidio”

ASSOCIAZIONE LIGURE DEI GIORNALISTI L’assassino è in libertà Gli unici condannati sono i giornalisti Condannati a 400 e 200 euro per avere “pubblicato articoli a guisa di informazione di un procedimento penale di cui è vietata per legge la pubblicazione, dando notizia della emissione di ordinanza di custodia cautelare (…) nei confronti di Q. A imputato di omicidio”. Accade a Genova dove il Gip ha condannato due giornalisti de Il Secolo XIX e l’ex direttore dello stesso giornale, Antonio Di Rosa (altri giornalisti sono stati indagati per lo stesso reato) per avere seguito e pubblicato notizie relative all’omicidio di un giovane nel centro storico cittadino, risalente al Capodanno di tre anni fa. L’assassino, un minorenne maghrebino, venne prima arrestato poi scarcerato, a conclusione di una serie di contradditorie vicende processuali. L’omicida fu poi condannato in contumacia. Quale nefandezza hanno commesso i due colleghi de Il Secolo XIX e gli altri colleghi ancora sotto inchiesta? Si sono comportati da giornalisti, ovvero successivamente alla condanna dell’omicida (contumace e ormai in fuga), avevano scritto che lo stesso sarebbe stato colpito da un ordine di custodia. Lapalisse avrebbe definito la notizia come scontata. Non è stato così per la Procura di Genova che ha chiesto e ottenuto la condanna dei tre colleghi. Con una motivazione formalmente corretta, ma priva di sostanza: i cronisti avevano semplicemente scritto quello che sarebbe accaduto in ogni circostanza del genere. Ma per l’interpretazione che è stata data al fatto, dalla magistratura genovese, questo è un reato. Un reato che non ci vede, come sindacato dei giornalisti, dalla parte di chi condanna, ma da quella dei colleghi: “imputati” solo di aver fatto il loro mestiere.

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