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Giudiziaria 15 Feb 2006

Feltri in manette in tv dopo la condanna

Il direttore di 'Libero' Vittorio Feltri comparirà in manette durante la puntata in onda stasera alle 20.30 della trasmissione televisiva di Raisat 'L'Infarinata' condotta da Renato Farina e registrata ieri mattina a Milano dal direttore ammanettato.

Il direttore di 'Libero' Vittorio Feltri comparirà in manette durante la puntata in onda stasera alle 20.30 della trasmissione televisiva di Raisat 'L'Infarinata' condotta da Renato Farina e registrata ieri mattina a Milano dal direttore ammanettato.

Feltri si è detto 'confortatò dalla solidarietà assolutamente 'trasversale e universale' ricevuta dopo essere stato condannato a un anno e mezzo di carcere, come direttore responsabile del quotidiano 'Qn' alla fine degli anni '90, per il reato di diffamazione. Si è comunque augurato ''che adesso arrivi l'assoluzione perché - ha detto - dormire sapendo di avere una condanna di quella portata che pende sul capo non è facile''. ''E poi - ha aggiunto - bisognerebbe che anche la nostra corporazione anziché litigare facesse fronte comune su alcuni punti non politici ma puramente tecnici e chiedesse e ottenesse quello che è stato ottenuto in quasi tutti gli altri paesi europei. Dopodiché anche il sindacato potrebbe darsi da fare in questo senso. E infine c'è il potere legislativo che è stato impotente di fronte a una situazione di abbandono dei giornalisti che significa anche abbandono della cura della libertà di stampa''. Ma c'è qualcuno che sogna di tenere i giornalisti sotto ricatto, anche attraverso lo spettro del carcere? ''Si, effettivamente è così, e tutto sommato - ha affermato Feltri - è più piacevole per i giornalisti il sistema fascista che ci teneva tutti al guinzaglio pagandoci molto bene, rendendoci ricchi. Questi invece ci hanno impoverito e oltretutto ci sbattono in galera come criminali comuni. E' il segno di una trascuratezza civile e democratica che francamente fa venire i brividi. Per un giornalista, che oltretutto non ha l'animus del delinquente, sapere che può arrivare una batosta del genere significa indurlo a fare il proprio lavoro in modo almeno blando''. ''Le manette - ha concluso alzando i polsi imprigionati - anche solo per scherzo come oggi fanno un brutto effetto. Questo comunque non è un gioco, è un simbolo. Ecco perché l'abbiamo fatto''. (ANSA)

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