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Giudiziaria 02 Mar 2006

Caso Alpi-Hrovatin, Franco Siddi: "Due colleghi ostinati nella ricerca di verità, due morti da onorare. Sconcerto per le conclusioni della commissione" Taormina: "La mistificazione avvelena l'inchiesta da dodici anni"

“Sconcerta che dopo tanti anni d’indagine non ci sia stata una conclusione unitaria della commissione parlamentare d’inchiesta sull’omidicio Alpi-Hrovatin. Aveva suscitato speranze l’istituzione della commissione d’inchiesta e oggi suscitano grande amarezza che non ci sia una relazione condivisa.

“Sconcerta che dopo tanti anni d’indagine non ci sia stata una conclusione unitaria della commissione parlamentare d’inchiesta sull’omidicio Alpi-Hrovatin. Aveva suscitato speranze l’istituzione della commissione d’inchiesta e oggi suscitano grande amarezza che non ci sia una relazione condivisa.

Sconcerta ancora di più la relazione di maggioranza della commissione Taormina, secondo la quale i due giornalisti, Ilaria Alpi e Miran Hrovatin erano sostanzialmente in vacanza in Somalia in occasione e nei giorni precedenti l’agguato mortale, avvenuto a Mogadiscio il 20 marzo del 1994. L’attribuzione del duplice assassinio a cause incidentali così addolora e aggrava i misteri. E le conclusioni della commissione presieduta dall’onorevole Carlo Taornina appaiono, così, assolutamente non risolutive e ahimé di una parte dello schieramento politico. Da nessuna parte risulta che i due giornalisti fossero in vacanza in Somalia. Gli atti del loro lavoro e del loro sacrificio, due relazioni di minoranza e un’altra (quella della commissione sul ciclo dei rifiuti) mostrano e arrivano, peraltro, a conclusioni diverse. La dedizione, l’esperienza professionale e i rischi assunti al lavoro in Somalia per l’offerta al pubblico di servizi giornalistici informati, da parte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, sono fatti noti e privi di misteri. Ma soprattutto, i giornalisti italiani e – c’è da crederlo – la maggioranza degli italiani sanno che la memoria di Ilaria e Miran non può essere macchiata né svilita. Appartengono di diritto – e vi restano nonostante tutto – alla schiera dei colleghi, purtroppo, caduti nella tenace ricerca di verità non addomesticate. E le intossicazioni sulle indagini per il loro assassinio non possono essere trovate certo nelle inchieste e nei servizi dei giornalisti che si sono occupati, con coraggio, di dare risposte alle inquietanti domande sui misteri e sui traffici oscuri che hanno avuto come teatro la Somalia in quegli anni. Questo giornalismo merita rispetto e sostegno. Chi cerca con onestà di illuminare realtà nascoste può essere certamente scomodo, non depistatore. La Federazione Nazionale della Stampa Italiana, per questo, è stata e sarà vicina ai colleghi e ai genitori di Ilaria e Miran e considerano il caso ancora aperto. La prossima legislatura dovrà riprendere le fila dell’inchiesta parlamentare, con l’obiettivo di fare piena pulizia e piena luce sull’intera vicenda.” «Diffido chiunque, come Presidente della Commissione e come cittadino, dall'esercitarsi in ulteriori attacchi nei confronti della Istituzione che rappresento in tutte le sue articolazioni, e confido che l'inasprimento dei toni, certamente non proveniente da parte mia, non mi costringa a rivelazioni che preferisco e ho sempre preferito non effettuare». Lo afferma Carlo Taormina, presidente della commissione di inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. «Spiace dover constatare che le alte rappresentanze dei giornalisti - aggiunge Taormina replicando al presidente della Fnsi, Franco Siddi - non siano ancora nella condizione di eliminare le mele marce che, come in ogni altro settore, albergano nell'informazione. Il giornalismo d'inchiesta è un valore assoluto del professionismo giornalistico, ma diventa fonte di calunnia e di depistaggio quando viene esercitato per costruire teoremi falsi onde rispondere a logiche partitiche. Questo è il caso della vicenda della uccisione dei due giornalisti italiani in Somalia, Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, giacchè sono dodici anni che la mistificazione e l'impostura avvelenano inchieste pubbliche e private, travolgendo persino sentimenti nobili come quelli che non possono non aver albergato nei parenti delle due vittime». A giudizio di Taormina, «le rappresentanze dei giornalisti mostrano disinformazione o malafede, giacchè la semplice lettura della relazione di maggioranza e della memoria di minoranza dimostrerebbe, come confermato dalle dichiarazioni di voto degli onorevoli Deiana (Prc), De Brasi (Ds), Motta (Ds) e Bindi (Margherita), la inesistenza di ragioni di contrasto sui risultati raggiunti dalla Commissione che, è bene ribadire, sono basati sulle indagini della Polizia scientifica della Direzione centrale anticrimine, la quale ha potuto ricostruire la dinamica dei fatti analizzando l'auto in cui i due giornalisti furono uccisi e che è stata fortunatamente ritrovata». Quanto alla relazione di Bulgarelli, «che gli altri nemmeno hanno avuto il coraggio di firmare», il presidente della Commissione spiegq che questa «è stata già trasmessa all'Autorità giudiziaria con la segnalazione dei passaggi sui quali esercitare l'azione penale». «Al di là di qualsiasi altra valutazione, il fatto che l'uccisione dei due giornalisti sia avvenuta in conseguenza della sparatoria iniziata dalla guardia del corpo di Ilaria Alpi, per cui da parte dei banditi si trattò di rispondere al fuoco per effetto del quale i due giornalisti furono uccisi, elimina -osserva Taormina- ogni possibile dubbio sulla occasionalità della vicenda». «Confermo che, nell'ultima telefonata effettuata non oltre la mezz'ora prima che venisse uccisa, Ilaria Alpi dichiarò di essere serena, stanca, ma anche che »questa volta è stata quasi una vacanza«. Questa dichiarazione è puntualmente riscontrata dal fatto che Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, pur essendo partiti per eseguire una missione affidata loro dalla Rai per seguire la partenza del contingente italiano da Mogadiscio, di questo compito -continua il presidente della commissione di inchiesta- si sono assolutamente disinteressati, essendosi recati ad oltre mille chilometri di distanza da Mogadiscio, precisamente a Bosaso, ove rimasero lasciando non poche tracce, attraverso filmati in possesso della Commissione, del loro soggiorno sereno e da diporto». Carlo Taormina conferma infine «che si sarebbe persa traccia delle ultime parole di Ilaria Alpi rivolte alla madre, se non fosse stata premura dei genitori della giornalista recapitare all'Autorità giudiziaria il dispaccio Ansa che dava conto di quanto sopra, evidentemente volendo così dare conferma assoluta della presenza di ragioni personali nella uccisione della giornalista». (Adnkronos)

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