«Lo sciopero dei giornalisti di Askanews è assolutamente legittimo e pienamente tutelato dalla normativa e dalla giurisprudenza consolidata». Lo affermano Federazione nazionale della Stampa italiana e Associazione Stampa Romana in una nota congiunta diffusa il 28 ottobre 2026, dopo la replica dell'azienda al comunicato con cui il Cdr dell'agenzia di stampa ha proclamato ieri l'astensione dal lavoro.
«Lo sciopero, che trae origine da una vicenda individuale, rappresenta - proseguono Fnsi e Stampa Romana - lo strumento di difesa di tutti i lavoratori scioperanti che possono un domani trovarsi nella medesima situazione vissuta dal collega, destinatario di un provvedimento ritenuto sproporzionato, ingiustificato e preoccupante per la genesi e le modalità con cui è stato portato avanti e rivendica pertanto un miglioramento delle condizioni di lavoro e delle relazioni interne, finalità che non sono, per volontà di Costituzione, sindacabili da parte del datore di lavoro».
Da qui l'invito del sindacato all'azienda a «desistere da qualunque altro tentativo di delegittimazione dello sciopero proclamato dai colleghi di Askanews, a fronte del quale le scriventi Organizzazione Sindacali si riservano di assumere ogni iniziativa utile alla tutela dei colleghi e del diritto costituzionale allo sciopero».
Il Cdr di Askanews: «Respingiamo l'accusa dell'azienda di aver 'strumentalizzato' la vicenda del licenziamento del collega»
Oggi i giornalisti e le giornaliste di Askanews sono in sciopero contro il licenziamento di un collega della redazione di Milano. Nonostante la proclamazione della giornata di astensione avvenuta ieri in assemblea a larghissima maggioranza (su 58 giornalisti solo 4 contrari e 2 astenuti) la direzione ha deciso di aprire le trasmissioni e aggiornare il sito internet. Una decisione inaccettabile e offensiva nei confronti dei redattori che quotidianamente lavorano per offrire con senso di responsabilità un notiziario di qualità all'altezza di una testata annoverata tra le agenzie di stampa di rilevanza nazionale. Quello che l'agenzia sta trasmettendo non è il notiziario frutto del lavoro dell'intero organico ma, data l'assenza del 90% dei giornalisti, un prodotto ridottissimo e surreale.
Il Comitato di redazione respinge inoltre l'accusa dell'azienda di aver «strumentalizzato» la vicenda del licenziamento del collega rappresentandola «in termini del tutto impropri e falsi».
Un'accusa che ci lascia stupefatti anche perché può considerarsi lesiva dell'immagine e della reputazione professionale dei giornalisti che proprio del rispetto della verità sostanziale dei fatti fanno il centro della loro missione professionale. Quella nota dell'assemblea dei redattori che l'azienda definisce «assolutamente priva di fondamento e veridicità» si basa infatti sulla comunicazione formale fornita dall'azienda stessa, arrivata peraltro solo dopo la richiesta di chiarimenti da parte del Cdr, all'indomani del licenziamento del collega. Comunicazione nella quale si parlava di «fatti» che «hanno riguardato modalità di interlocuzione con un cliente dell'Agenzia».
Una messa in discussione così grave del nostro diritto di critica rischia di lasciare strascichi pesantemente negativi nelle relazioni industriali, inediti perfino per un'azienda come la nostra che pure ha attraversato momenti difficili nei quali proprio i giornalisti sono stati protagonisti di lunghi periodi di sacrifici finalizzati alla salvezza dei bilanci e del valore dell'azienda stessa.
Infine, aver sollevato dubbi sulla legittimità di uno sciopero approvato dalla stragrande maggioranza dei colleghi che oggi si stanno astenendo dal lavoro, rinunciando a un giorno di stipendio, è gravissimo, come hanno avuto modo di replicare direttamente Fnsi e Stampa Romana all'azienda.
Lo sciopero è un diritto tutelato dalla Costituzione, fa parte degli strumenti del sindacato per rivendicare le proprie ragioni, rilanciare il confronto aziendale e non presuppone alcuna frattura. Come Cdr, ribadiamo anzi la nostra volontà, mai venuta meno, di sederci a un tavolo con l'azienda da cui attendiamo una convocazione ufficiale.