Di ritorno dalla 63ª sessione ordinaria del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite in corso a Ginevra, mercoledì 16 settembre 2026, al termine di un corso di formazione con Antonella Napoli, Donatella Alfonso e Lucia Visca, il presidente del Splm Rdc Yasir Arman, fra i principali leader del movimento anti-guerra sudanese, ha fatto visita alla Federazione nazionale della Stampa italiana.
In Italia «con l'obiettivo di incontrare istituzioni e amici e di rafforzare gli appelli a favore della pace e della democrazia in Sudan», Arman e Mohamed Salih Yassin, responsabile delle relazioni esterne e del dossier sui diritti umani del Movimento di Liberazione del Popolo del Sudan, hanno snocciolato le cifre della «catastrofica situazione umanitaria in Sudan»: 25 milioni di persone coinvolte, 11 milioni di sfollati interni secondo le statistiche delle Nazioni Unite; 5 milioni di sudanesi rifugiati nei Paesi limitrofi; una carestia destinata ad acuirsi.
«Chiediamo un dialogo credibile tra le parti in conflitto e il movimento pacifista per giungere a un urgente cessate il fuoco umanitario e a un accordo che affronti le cause profonde del conflitto e avvii una transizione democratica civile», la richiesta del fronte democratico anti-guerra, seguito dall'appello a «Santa Sede, forze politiche italiane, società civile e governo a contribuire concretamente alla realizzazione di pace, democrazia e stabilità in Sudan e, soprattutto, ad affrontare il disastro umanitario nel Paese».
Per i rappresentanti del Splm Rdc, del resto, «la guerra in Sudan non va considerata semplicemente come uno scontro tra generali e milizie» ed «è fondamentale riconoscere la presenza del movimento pacifista e delle forze pro-democrazia che rappresentano la stragrande maggioranza della popolazione sudanese e continuano a perseguire la pace, la democrazia e la stabilità a livello regionale e internazionale», dal momento che «l'attuale conflitto in Sudan - ammonisce Amar - non si limita ai confini nazionali, ma comporta ripercussioni e conseguenze geopolitiche, con un impatto che si estende all'Africa, al mondo arabo, all'Europa e all'intero pianeta». (mf)