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Usigrai 26 Lug 2005

Roberto Natale (Usigrai): “Il CdA rinuncia al Presidente?”

Il CdA della Rai si è forse rassegnato a fare a meno di un Presidente regolarmente nominato secondo le procedure previste dalla legge Gasparri? La disputa che si è aperta in seno al Consiglio di Amministrazione preoccupa soprattutto perché lascia intendere che per alcuni consiglieri la precarietà della Rai si può tranquillamente cronicizzare.

Il CdA della Rai si è forse rassegnato a fare a meno di un Presidente regolarmente nominato secondo le procedure previste dalla legge Gasparri? La disputa che si è aperta in seno al Consiglio di Amministrazione preoccupa soprattutto perché lascia intendere che per alcuni consiglieri la precarietà della Rai si può tranquillamente cronicizzare.

Il CdA della Rai si è forse rassegnato a fare a meno di un Presidente regolarmente nominato secondo le procedure previste dalla legge Gasparri? La disputa che si è aperta in seno al Consiglio di Amministrazione preoccupa soprattutto perché lascia intendere che per alcuni consiglieri la precarietà della Rai si può tranquillamente cronicizzare. E’ evidente, infatti, che nominare domani il successore di Cattaneo ha senso soltanto nell’ipotesi in cui si escluda di poter arrivare ad ottenere dal Ministro Siniscalco e dalla Vigilanza un Presidente con pieni poteri. Ma non si capisce il perché di questo atteggiamento rinunciatario da parte di alcuni consiglieri di amministrazione. Al CdA chiediamo di mantenere la sua compattezza e di usarla per reclamare a gran voce dal Governo e dal Parlamento una nomina indispensabile per ripristinare la normalità che in Rai manca da quasi 15 mesi. I dipendenti Rai hanno diritto a questa normalità: è per questo che Cgil-Cisl-Uil e Usigrai hanno già annunciato un giorno di sciopero per il mese di settembre. Lo sciopero sarà proclamato contro Governo e Parlamento, se non avranno fatto la loro parte. Sta al Consiglio evitare che diventi anche un’azione contro il vertice Rai. Continuiamo a sperare che il CdA sappia guidare la Rai in modo unitario prima e dopo le elezioni politiche, qualunque sia l’esito del voto, mostrando la capacità di attutire i condizionamenti che dall’esterno si vorrebbero imporre al servizio pubblico.

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