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Fnsi 13 Ott 2015

Presidenza FNSI, le posizioni in campo

Pubblichiamo di seguito i contributi fatti circolare sul web dopo la giornata del 7 ottobre: il giorno il cui il Consiglio nazionale avrebbe dovuto eleggere il nuovo presidente della FNSI dopo la prematura scomparsa di Santo Della Volpe. Mancando il numero legale, la riunione è stata invece rinviata.

Pubblichiamo di seguito i contributi fatti circolare sul web dopo la giornata del 7 ottobre: il giorno il cui il Consiglio nazionale avrebbe dovuto eleggere il nuovo presidente della FNSI dopo la prematura scomparsa di Santo Della Volpe. Mancando il numero legale, la riunione è stata invece rinviata.

All’indomani del Consiglio nazionale che avrebbe dovuto portare all’elezione del nuovo presidente della FNSI sono circolati diversi documenti su quello che è accaduto mercoledì in Corso Vittorio Emanuele II e sui motivi che hanno portato alcuni consiglieri nazionali a prendere le loro decisioni. Riportiamo di seguito alcuni di questi documenti per consentire a chi è interessato all’argomento di avere un quadro più completo della giornata che si è conclusa con il rinvio dell’assise per mancanza del numero legale.

Per una ricostruzione veritiera di quel ch’è successo il 7 ottobre
Il Coordinamento di Fiuggi

Le varie ricostruzioni via facebook, lette purtroppo tra ieri e oggi, sono false e tendenziose, oltre che francamente ridicole.
Chi parla e straparla di intere regioni con “forti perplessità” sull’elezione annunciata di Beppe Giulietti, compulsi semmai i propri miseri numeri: la frustrazione in politica gioca dei brutti scherzi.
Per rispetto della verità e di tutti i colleghi, infatti, il Coordinamento di Fiuggi desidera richiamare l’attenzione su un dato di fatto esemplare: il Consiglio Nazionale è stato annullato perché, nel momento di massimo fulgore, i presenti in sala erano 36, come pensiamo sia stato verbalizzato prima di chiudere la sessione.
Poiché i convocati erano 119, non riesce difficile immaginare che siano mancati all’appello circa 80 consiglieri. Questo ce lo dice l’aritmetica, ma preferiamo anche rilasciarne una testimonianza oculare: è proprio così, erano tutti giù, e noi con loro.
Vorremmo qui sottolineare un altro, analogo e concomitante, dato di fatto: gli 80 consiglieri potevano serenamente eleggere - con voto utile al primo scrutinio -  il candidato che, con lo scouting tenace delle caratteristiche migliori e il paziente lavoro all’interno di una maggioranza plurale, avevano individuato: Beppe Giulietti.
Ma la rinuncia del candidato, motivata dalla persistenza di veti e controcandidature da parte di una dozzina di membri della coalizione, hanno consigliato di evitare la tentazione, pure fortissima, della semplice forza dei numeri. La maggioranza aveva chiesto al segretario generale Raffaele Lorusso di ascoltare tutti e di fare sintesi con una candidatura che non è stata accettata da chi evidentemente professa solo a parole le regole della democrazia. Responsabilmente, si è ritenuta preferibile un’ultima, decisiva, chiarificazione della e nella maggioranza.
Questa è la veritiera ed essenziale ricostruzione delle dinamiche del 7 ottobre 2015.
Desideriamo però portare all’attenzione dei Cdr, delle redazioni e singoli colleghi una circostanza che ci riguarda direttamente e che riteniamo offensiva quanto emblematica. Nelle more di 24ore di riunioni, più volte chi si è candidato alla presidenza della Federazione si è permesso di chiedere “lo scioglimento di Fiuggi”: un cantiere aperto, dove si sta lavorando alla ricerca di un modo nuovo e corale di fare sindacato nel rispetto delle sue differenti peculiarità ma che, anche questo in tutta evidenza, qualcuno osteggia perché è ancorato alla logica vecchia delle componenti usate come grimaldello per vecchi e sterili personalismi – che hanno stancato la categoria e sfiancato il Sindacato. Noi rivendichiamo il tentativo di mettere in piedi un ambito di riflessione politico-culturale, offendo a tutti occasioni di incontro, di condivisione dei saperi e delle intenzioni, di superamento di barriere proprie e improprie. Com’è successo a Venezia a fine luglio. Com'è successo martedì scorso in Federazione: chiunque ha avuto la possibilità di conoscere la storia della presidenza Fnsi, grazie al direttore generale Giancarlo Tartaglia, e allo stesso tempo di ascoltare dalla viva voce di Beppe Giulietti come il candidato della maggioranza concepiva il mandato che gli veniva offerto.
È  un vero peccato che qualcuno sia facile preda di isterie e intolleranze. Che sia chiesto “lo scioglimento di Fiuggi” da parte di chi presume di poter rappresentare non solo tutto il Sindacato ma anche l’intera categoria è faccenda che non arriva nemmeno al colpo di teatro, perché sbuca direttamente nell’avanspettacolo.
Noi continueremo ad offrire a tutti le occasioni di conoscenza e di condivisione che riterremo di volta in volta più adeguate ad affrontare una stagione di straordinaria difficoltà per i giornalisti italiani.

Consiglio nazionale: anche le pulci a volte tossiscono
I consiglieri nazionali Fnsi di Stampa Democratica

Sordo è solo chi non vuol sentire. Ma diciamo le cose come stanno. Beppe Giulietti non è stato eletto non perché mancassero i numeri, ma perché per una sua decisione personale dell’ultima ora ha rinunciato alla candidatura. Al Consiglio Nazionale di mercoledì, la maggioranza c’era ed era pronta: e quando è arrivato il no di Beppe, ha preferito allontanarsi per far mancare il numero legale. I conti, però, sono presto fatti: 80 - quelli che avrebbero votato Giulietti – fuori; 36 dentro. E tra questi 36, una dozzina pronti anch’essi a sostenere Giulietti e l’attuale segreteria. Risultato: 96 a 24. 
Si trattava di una maggioranza ancora più ampia di quella che sostiene oggi il lavoro della segreteria.
E diciamolo chiaro: gli oltre ottanta colleghi che hanno fatto la scelta politica di far mancare il numero legale del Consiglio nazionale, lo hanno fatto esclusivamente per rispettare la decisione di Beppe Giulietti.
Rispettiamo le motivazioni di Beppe, legate agli attacchi personali che quello sparuto gruppo di colleghi, che si vuol considerare ancora di maggioranza, ha perseverato nel portare avanti. Con un unico obiettivo: delegittimare il ruolo e l’impegno di Beppe. E con questo mettere in difficoltà l’attuale gestione della Federazione.
Peccato. Si è persa l’occasione di avere ai vertici della Federazione una figura impegnata da sempre in temi e valori del giornalismo italiano.
I consiglieri nazionali Fnsi di Stampa Democratica
Paolo Perucchini, Anna Del Freo, Rosi Brandi, Andrea Morigi, Fernanda Pirani, Gabriella Piroli, Franz Foti, Giovanni Negri

Le Associazioni regionali di stampa: “Ricostruzioni tendenziose, diciamo la verità”
Si continuano a leggere ricostruzioni non veritiere a proposito del consiglio nazionale andato deserto il 7 ottobre. Certo, una brutta pagina per la Fnsi. Ma per capire bisogna mettere le cose in ordine. C'è chi dice che il consiglio nazionale è andato deserto perché non si avevano i numeri per eleggere alla presidenza Beppe Giulietti, candidato da una parte della maggioranza. Basta un pallottoliere per smontare questa tesi: i consiglieri rimasti fuori dalla sala del consiglio erano 80; 36 quelli che hanno risposto all'appello. E dunque: chi non aveva i numeri? Dove era la maggioranza?
Avremmo voluto che Giulietti, forte della sua storia, restasse in campo fino all'ultimo, ma di fronte alla sua decisione di non candidarsi più - per gli attacchi strumentali e personali di cui è stato oggetto fino all'ultimo e per i quali merita piena solidarietà - 80 consiglieri non si sono voluti rassegnare a votare chi era rimasto oppure a raffazzonare una soluzione d'emergenza.
È stato detto che la candidatura di Giulietti fosse espressione della "dittatura della maggioranza della maggioranza". Anche questo non è vero. In un sindacato con una maggioranza composita ci si confronta con pari dignità, si discute anche animatamente, ma alla fine una decisione va presa. Non è pensabile che poche persone ne tengano in ostaggio molte. Alla fine, sono i numeri la misura della democrazia: si vota e si decide. Principio che oggi si applica all'elezione del presidente, ma che domani potrebbe riguardare il rinnovo contrattuale oppure la tenuta degli istituti di categoria. Non è questione di disciplina, ma di lealtà al progetto uscito dal congresso di Chianciano.
Umberto Avallone - Associazione della Stampa di Basilicata
Alessandra Costante - Associazione Ligure dei Giornalisti
Benoit Girod - Associazione Stampa Valdostana
Giuseppe Martellotta - Assostampa Puglia
Stefan Wallisch - Sindacato giornalisti Trentino Alto Adige
Massimo Zennaro - Sindacato Giornalisti del Veneto
Carlo Muscatello -  Assostampa Friuli Venezia Giulia 
Celestino Tabasso - Associazione della Stampa Sarda

Presidenza Fnsi, nessuno avanzi ultimatum. Serve una ripartenza
Luciano Ceschia (segretario emerito della FNSI)

Il legame antico e profondo con il sindacato dei giornalisti mi induce a rompere il riserbo per portare un contributo, spero utile, all’infuocato dibattito dopo la mancata elezione del Presidente della Fnsi.
Una prima considerazione che è anche una raccomandazione rivolta a tutti: abbassiamo i toni, accantoniamo le suscettibilità, evitiamo contrapposizioni strumentali, rivendicazioni improprie, personalizzazioni immotivate: in un momento così difficile per la nostra categoria di tutto abbiamo bisogno meno che di frantumazioni caratteriali. Corriamo il rischio di non essere capiti dai tanti colleghi che imprudentemente guardano al sindacato come a un corpo estraneo.
Azzeriamo tutto? Non proprio. Facciamo tesoro degli errori, che ci sono stati, e costruiamo un percorso partendo da alcuni punti fermi che cerco di indicare.
Il Presidente, lo dice lo statuto, è un organo a sé stante. Con una certa solennità lo investe della funzione di “garante del patto federativo e dell’applicazione dello statuto”. Un ruolo super partes a tutela di un bene prezioso che ci viene invidiato da tutte le altre organizzazioni sindacali: l’unità e il legame federale. Neppure nei momenti più difficili della nostra storia questo patrimonio è mai stato seriamente minacciato.
Quindi il Presidente è “altro” rispetto ai diversi organi della Fnsi. Pertanto è improprio e imprudente scegliere il presidente, ad esempio, allo scopo di allargare o consolidare la maggioranza che sostiene la Giunta oppure per compensazioni territoriali: è un percorso pericoloso che in qualche modo limita la terzietà della carica. Il Presidente “convoca e presiede il Consiglio nazionale”: quindi guida il massimo organo dirigente del sindacato nel quale si realizza il patto federale.
Mettere in discussione involontariamente o strumentalmente questi equilibri è molto pericoloso, è fonte di dissidi, si corre il rischio di frantumazione.
Quali caratteristiche deve avere il candidato Presidente? Innanzitutto essere un uomo o una donna del sindacato (insomma non può essere un alieno), avere un’esperienza sul campo e un ricco (non dico prestigioso) percorso professionale. Insomma non basta che sia stato un autorevole direttore di giornale o di televisione (Missiroli decenni fa fu eletto alla presidenza solo perché direttore del Corriere della Sera). Ma il candidato ideale deve soprattutto garantire la più completa e cristallina indipendenza dai poteri forti della politica e dell’economia.
Un’utopia? Credo di no. Purtroppo abbiamo un limite imposto dallo Statuto: il Presidente va scelto tra i consiglieri nazionali. È una norma che va riformata, anche per evitare, come è accaduto per il caso Giulietti, che un consigliere in carica debba dimettersi per far posto al candidato Presidente.
Esiste un percorso da compiere evitando che si ripetano i traumi finora accumulati? Sono fiducioso, purché si fermino le polemiche, prevalga la saggezza e nessuno avanzi ultimatum. Attingo a una mia recente esperienza. Nell’autunno scorso il Consiglio nazionale, per mia iniziativa, ha votato quasi all’unanimità un ordine del giorno che sottolineava l’urgenza di una radicale riforma dell’ordine professionale. Tema infido e scottante. Una commissione da me presieduta in quattro mesi di lavoro ha prodotto una proposta, punto di mediazione soddisfacente tra posizioni anche radicalmente diverse, di cui il Consiglio nazionale ha preso atto affidandola al Congresso e ai nuovi dirigenti. Sarà il caso di recuperarla prima che altri (ci sono già le avvisaglie) si occupino del problema con passo pesante.
È un precedente significativo che forse può essere reiterato purché si abbassino i toni e vinca la ragionevolezza.

Che cosa è successo al Consiglio Nazionale della Fnsi
Paolo Butturini

Avremmo voluto che cadesse il silenzio sulla brutta pagina che il sindacato ha scritto oggi. L’Aventino di molti consiglieri ha fatto mancare il numero legale nella riunione del Consiglio Nazionale della Fnsi che avrebbe dovuto eleggere il successore di Santo della Volpe alla Presidenza. Avremmo voluto che cadesse il silenzio, ma circolano ricostruzioni dell’accaduto  zeppe di falsità e attacchi gratuiti.
Allora vediamo i fatti:
Il coordinamento di Informazione@futuro ai primi di agosto ha deciso di lanciare, offrendola alla maggioranza, la candidatura di Paolo Butturini. Alla prima riunione ci siamo trovati di fronte a un immotivato “no” di alcune component e alla candidatura di Giovanni Negri (ex presidente della Lombarda) che lui stesso ha ammesso essere stata presentata unicamente contro. Dopo un tentativo, subito abortito, di lanciare Ferruccio De Bortoli, arriva sul tavolo il nome di Giuseppe Giulietti, ex segretario dell’Usigrai e deputato per cinque legislature (prima nei Progressisti, poi nei Ds-l’Ulivo, poi nell’IDV e infine nel Gruppo Misto).
Sul nome di Giulietti convergono molti consensi della maggioranza, ma si evidenziano anche le forti perplessità di alcune regioni: Piemonte, parte della Lombardia, gran parte del Lazio, Toscana, Umbria, parte dell’Emilia Romagna, Marche, Abruzzo (per citare soltanto le realtà presenti nella maggioranza). Le obiezioni, che è difficile per chiunque scambiare per veti, erano:
Perché ricorrere a un nome esterno quando nel Consiglio Nazionale della Fnsi siedono 120 colleghe e colleghi?
Siamo sicuri che sia una buona idea ricorrere a un collega prestigioso, ma che per quasi vent'anni ha vestito i panni del politico? Non finirebbe per confermare agli occhi dell’opinione pubblica (presso la quale dovrebbe rappresentare la Fnsi) che fra giornalismo e politica vi sia una contiguità eccessiva?
Essendo stato lontano dalle dinamiche sindacali e della professione per un ventennio, sarà in grado di rappresentare l’unità di una categoria profondamente mutata in questi anni?
A questo punto viene chiesto che Giuseppe Giulietti si confronti con queste perplessità partecipando a una riunione di quella maggioranza che avrebbe dovuto sostenerlo (magari provando ad allargare anche il consenso). Incredibilmente ci viene risposto che eventualmente (ma non era nemmeno certo) il candidato si sarebbe concesso al confronto soltanto se avesse avuto preventivamente il consenso di tutta la maggioranza e il ritiro della candidatura di Butturini  (Negri aveva già annunciato il suo endorsement per Giulietti).
Informazione@Futuro annuncia che è pronta a riturare la candidatura a patto di potersi confrontare con Giulietti, cercando insieme a tutti gli altri, di comporre un dissidio che rischiava di spaccare definitivamente la maggioranza di Chianciano. A questo ulteriore passo avanti si risponde con un convegno su “La storia dei presidente della Fnsi” in cui Giuseppe Giulietti interviene come unico protagonista, senza però presentarsi alla riunione della maggioranza che si tiene nella stessa sala pochi minuti dopo la “lectio magistralis”.
Nella riunione di maggioranza lo schieramento che sostiene Giulietti dichiara che “comunque andrà avanti perché ha la certezza di avere i voti e non vuole sottostare agli aut-aut di una minoranza”. Stamattina la notizia che Giulietti ritirava la sua candidatura, ha portato alla decisione dei consiglieri che lo sostenevano di non partecipare alla seduta del Consiglio Nazionale e far mancare così il numero legale.
Ci sarà modo e tempo per riflettere sull'accaduto e dovrà essere fatta un’analisi seria e approfondita. Una cosa però è certa: Informazione@Futuro ha semplicemente rivendicato un percorso trasparente e condiviso che all'interno di un’alleanza fra soggetti diversi non può passare da forzature o peggio ancora da diktat e imposizioni.

Presidente ‎Fnsi, 7 cose che so
Vittorio di Trapani

Si fa un gran parlare in queste ore dell'elezione del Presidente della Fnsi. Nelle parole di livore, e nelle ricostruzioni fantasiose, si trovano le vere ragioni di quanto accaduto.
Ovvero, ambizioni personali che vanno oltre l'interesse collettivo e la sopravvivenza di un residuato del secolo scorso come le componenti sindacali.
Avendo partecipato in queste settimane, ritengo utile far chiarezza su alcuni punti:
1- ho chiarito immediatamente che il Presidente deve avere un profilo ben distinto da quello del Segretario. Quello che si sta scegliendo non è né un Segretario aggiunto né un vice Segretario. Ma un Presidente. Che ha compiti e ruoli ben distinti da quelli del Segretario. Il Presidente rappresenta tutta la Fnsi. E deve assicurare il rispetto dei deliberati congressuali.
2- ho invitato, dunque, la maggioranza della Fnsi a riflettere sulla necessità di individuare un nome di alto profilo del panorama editoriale italiano.
Oppure a chiedere la disponibilità a una delle colleghe o dei colleghi che vivono nelle frontiere della professione, coloro che sono minacciati, o addirittura costretti a vivere sotto scorta. Scegliendo così una persona in grado di interpretare un segnale molto chiaro di impegno per la categoria, e contro tutti i bavagli.
3- Una parte della componente romana Informazione@Futuro ha candidato Paolo Butturini. In maniera inusuale lo ha fatto in piena estate, senza alcun confronto con la maggioranza della Fnsi di cui fa parte, e senza confrontarsi neanche con la delegazione romana nella Fnsi che lo ha eletto in Giunta. Scelta legittima. Politicamente inopportuna.
Ripeto con chiarezza che si tratta di una candidatura con un profilo strettamente sindacale, adatta a concorrere come Segretario. Come dimostra anche la doppia lettera di candidatura.
Per questo legittima e rispettabile, ma non rispondente al profilo di Presidente di cui la Fnsi oggi ha bisogno.
Con queste motivazioni, la sua candidatura è stata bocciata dalla gran parte della maggioranza della Fnsi e perfino da parte della delegazione romana di cui fa parte.
Visto che le parole, hanno un senso, non vedo in questo un "veto". Ma una scelta di un profilo diverso. E la presa d'atto che la sua candidatura non aveva i consensi necessari nella maggioranza Fnsi, men che meno dunque l'ambizione di andare oltre la maggioranza, così come sarebbe opportuno per l'elezione di un Presidente.
4- nel corso delle riunioni di maggioranza è stato proposto il nome di Beppe Giulietti.
Sul suo nome c'è stato l'immediato consenso della gran parte della maggioranza della Fnsi.
Per parte mia ho detto da subito che sarebbe stata la migliore soluzione possibile.
Per la sua storia. La sua capacità. La sua modernità. La sua spinta radicalmente riformatrice.
Qualcuno, in particolare una parte delle delegazione romana, ha espresso la propria contrarietà con motivazioni assolutamente pretestuose.
Chiedevano a Giulietti un confronto per sapere la sua idea di sindacato e di professione. Come chiedere a un fuoriclasse come gioca a calcio.
Il suo impegno sindacale, politico, associativo, è sotto gli occhi di tutti. Nella forma più democratica che esiste: è pubblico.
In più Giulietti ha accolto l'invito meritorio del Coordinamento di Fiuggi a un incontro pubblico per parlare della storia e del futuro della presidenza Fnsi.
In quella occasione, ha esposto - con la chiarezza che gli è propria - le sue idee.
Ma al fronte del "no a tutti i costi" non bastava.
Evidentemente volevano una trattativa vecchio stile tra componenti per rimettere al centro non la politica sindacale ma il bilancino dei poteri.
5- Se fosse stato portato al voto, Giulietti avrebbe avuto i voti per essere eletto al primo turno. Quindi anche con una maggioranza qualificata.
6- Il suo nome non è stato portato al voto perché Giulietti ha comunicato la sua decisione di non accettare la candidatura spiegando che non voleva essere motivo di divisioni nel sindacato.
Una scelta ancora una volta coerente con una storia che si è caratterizzata per la capacità di unire e di includere. Per la capacita di andare oltre gli steccati.
Una scelta che dimostra una volta di più che Giulietti era ed è la persona giusta per la presidenza Fnsi, perché sa anteporre l'interesse collettivo e della istituzione sindacale a quello suo personale.
7- In una maggioranza si può stare in 2 modi. O per arricchire il lavoro di gruppo. Cercando compattezza, sintesi, soluzioni. E questo vuol dire starci anche se non si è d'accordo con il 100% delle decisioni. E quindi lealmente sostenere le decisioni emerse come largamente condivise.
O ci si può stare cercando occasioni per una rottura o per giustificare una uscita. Meglio ancora se alla vigilia di un periodo difficile come quello di una trattativa sindacale dura e complessa. Stare in tribuna a urlare è molto più facile che stare in campo a giocare la partita.

Perché non avrei votato Beppe Giulietti alla Presidenza Fnsi
Stefano Tallia, Segretario Associazione Stampa Subalpina

Care colleghe e cari colleghi, mi costituisco: sono tra coloro che hanno giudicato inopportuna la candidatura di Beppe Giulietti alla presidenza della Fnsi. Lo penso fin dal congresso di Chianciano quando questa ipotesi si affacciò per la prima volta e in questi mesi l’ho sostenuto in maniera aperta e trasparente per ragioni che, considerato il livello che ha assunto la polemica di questi giorni, ritengo utile rendere ulteriormente pubbliche.
Anzitutto vorrei chiarire che non si tratta di una questione banalmente anagrafica: detesto il gioco di chi vuole mettere i “giovani” contro i “vecchi” e del resto, se questo fosse il problema, non avrei votato con convinzione il nome di Santo Della Volpe dopo aver contrastato quello di Giulietti nel congresso di Chianciano.
Penso però che Beppe Giulietti abbia legato la sua storia sindacale a una stagione ormai lontana e molto diversa da quella che stiamo attraversando. Nel sindacato –come nella politica- contano le parole ma contano anche i segnali che si mandano: restituire a una posizione di primo piano un dirigente con queste caratteristiche, avrebbe significato fare una scelta orientata al passato, come se venticinque anni di storia non avessero prodotto altre figure in grado di interpretare il ruolo di Presidente della Fnsi. Inoltre, credo che la vera emergenza del sindacato sia oggi quella di trovare parole e persone in grado di avvicinare e coinvolgere le migliaia di giovani precari e sfruttati che stentano a vedere nel sindacato un punto di riferimento. Non penso che si possa pensare di farlo riproponendo i bellissimi volti di stagioni passate, molto evocativi per chi le ha vissute, ma privi di significato per chi non le ha conosciute. Aggiungo che i prossimi mesi vedranno il sindacato impegnato in una durissima vertenza contrattuale nella quale, secondo la moda del momento, le nostre istanze verranno facilmente etichettate come “vecchie” e “superate”.  Se teniamo, come teniamo, ai valori di indipendenza e libertà della nostra professione, dobbiamo avere la forza di cambiare schema, disorientare le controparti, sottrarci al ricatto del luogo comune.
Tuttavia non sono queste la riserve più importanti che ho manifestato nei confronti della candidatura di Beppe Giulietti. Sono convinto che l’impegno politico rappresenti un qualcosa di nobile e lui, da parlamentare, si è impegnato per ben cinque legislature con grande dedizione, difendendo spesso la buona causa della libertà dell’informazione. Resto però altrettanto convinto che ai giornalisti -come ai magistrati o a tutte quelle figure che esercitano ruoli delicati all’interno della società- debba essere riconosciuta quella “terzietà” che viene inevitabilmente meno nel momento in cui si accetta un pur legittimo incarico politico. Terzietà che non significa, naturalmente, mancanza di opinioni: ma un conto è l’impegno civile in senso lato, altro sottoporsi al giudizio degli elettori o svolgere incarichi parlamentari e di governo. In altri termini, non amo le porte girevoli che dalla professione conducono alla politica e ritorno e credo che anche su questo terreno si giochi la credibilità della nostra categoria. La scelta di Beppe Giulietti –anche per l’indiscutibile valore e per la forza della persona- avrebbe marchiato in un senso politico forte la Federazione della Stampa. Aggiungo per altro che nessun sindacato ha mai pensato di restituire a ruoli dirigenziali persone che avessero fatto il salto nella dimensione politica.  Questo principio mi pare ancor più importante  per una organizzazione unitaria come la Federazione della Stampa che contempera al suo interno un vasto ventaglio di opinioni politiche.
Questo per ciò che concerne la nobiltà del ragionamento. Venendo alle minutaglie rilanciate in queste ore sul web dallo sguaiato fan club di Beppe Giulietti, vorrei sottolineare che martedì pomeriggio –dopo aver chiesto più volte un confronto pubblico su questi temi- mi sono presentato in Federazione per il convegno organizzato da Gruppo di Fiuggi sulla storia dei Presidenti della Fnsi. Scioccamente avevo immaginato che quello fosse il momento nel quale dialogare. Ho invece assistito a un monologo al termine del quale non è stato possibile né interloquire, né porre domande: uno stile sinceramente inaccettabile per un collega che si candida a ricoprire un ruolo di primo piano nella categoria. In un sindacato non ci sono persone che possono salire in cattedra immaginando di risolvere così ogni problema: in un sindacato si è tutti pari e da pari ci si confronta.
In ogni caso, non avendo potuto rappresentare direttamente a Beppe Giulietti le mie riserve, l’ho fatto e per l’ennesima volta nella riunione che si è svolta pochi minuti dopo nella stessa sala e alla quale hanno partecipato i consiglieri nazionali di maggioranza.  In quella riunione, come in tutte quelle che l’avevano preceduta, anche altri colleghi facenti riferimento ad altre associazioni territoriali (Lazio, Marche, Umbria, Toscana) hanno avanzato le mie stesse riserve, ma la maggioranza ha scelto comunque di procedere con l’elezione respingendo ogni tentativo di mediazione.
Non conosco le ragioni per le quali Beppe Giulietti, a un’ora e mezza dalla riunione del Consiglio Nazionale, abbia deciso di ritirare la propria candidatura, ma di certo a indurlo alla rinuncia non possono essere stati gli argomenti sentiti nell'ultima e inutile riunione di maggioranza, considerato che questi erano già stati esposti in più riunioni nelle quali erano presenti molti amici di Beppe Giulietti. Mi vengono quindi in mente due sole ipotesi: o le nostre riserve non gli sono state riportate correttamente, oppure nella notte è successo qualcosa che non conosciamo. In ogni caso, un confronto aperto e leale avrebbe fugato ogni dubbio. Le investiture e gli uomini della provvidenza appartengono alla storia e alla tradizione di altre comunità. In un sindacato il consenso si costruisce con il confronto, ma sono convinto che questa sia anche l’opinione di Beppe Giulietti.

Fnsi: fumata nera, salta l’elezione del presidente
da giornalistitalia.it

Fumata nera in Corso Vittorio Emanuele II. Convocato per oggi, con all’ordine del giorno l’elezione del presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana, il Consiglio nazionale è andato deserto per mancanza del numero legale.
All’appello chiamato dal direttore Giancarlo Tartaglia, nella sala “Walter Tobagi” della Fnsi, hanno risposto 36 dei 119 consiglieri nazionali, pertanto al consigliere anziano Stefano Tallia non è rimasto altro che dichiarare deserta la seduta. Entro venti giorni sarà convocata una nuova riunione per eleggere il successore di Santo Della Volpe, scomparso nel luglio scorso a soli 60 anni per una brutta malattia.
Per l’elezione del presidente, lo statuto della Fnsi prevede, nelle prime due votazioni, la maggioranza dei tre quinti degli aventi diritto, ovvero 72 voti, mentre dalla terza votazione è sufficiente la maggioranza assoluta dei presenti purché partecipi alla votazione la maggioranza assoluta degli aventi diritto, ovvero 60 consiglieri nazionali.
La mancanza del numero legale ha, dunque, impedito la probabile ufficializzazione delle candidature che da qualche mese circolavano negli ambienti federali e che, alla vigilia della riunione, in realtà avevano trovato in Giuseppe Giulietti l’unico candidato in grado di raccogliere i consensi necessari per essere eletto.
Le frizioni alimentate dalla minoranza della maggioranza e la pretesa di Giulietti di essere eletto al primo turno hanno provocato l’impasse che ha consigliato di mandare deserta la seduta in attesa di chiarirsi le idee.
Decisione forse precipitosa, considerato che dall’opposizione era giunta la disponibilità a ragionare su un percorso condiviso che consenta alla Federazione Nazionale della Stampa di uscire dall’attuale situazione di stallo attraverso il coinvolgimento di tutte le Associazioni Regionali di Stampa.
Una disponibilità offerta nell’esclusivo interesse della Fnsi che, in un momento drammatico come quello attuale, non ha bisogno di divisioni, ma di convergenze per unire sotto la bandiera della difesa della professione e della qualità dell’informazione tutte le forze sane, le professionalità e le esperienze positive che la categoria dispone.

@fnsisocial

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