In un comunicato diffuso martedì 28 luglio 2026 i membri della Media Freedom Coalition - che racchiude al momento 26 Paesi – esprimono «profonda preoccupazione per la sicurezza dei giornalisti e per le ripercussioni sull'accesso all'informazione in Medio Oriente, alla luce dell'escalation regionale. La sicurezza dei giornalisti e degli operatori dei media, così come l'accesso all'informazione, sono gravemente minacciati».
La nota prosegue: «Durante i conflitti, una copertura mediatica indipendente contribuisce a fornire informazioni accurate e tempestive, fondamentali per le comunità colpite. Un'informazione basata sui fatti e tempestiva può salvare vite e mezzi di sussistenza. Assistiamo a una tendenza inaccettabile che vede vittime, arresti e detenzioni. Tale fenomeno si riscontra nell'intera regione interessata dall'escalation in corso. Questi episodi destano gravi preoccupazioni riguardo alla tutela degli operatori dei media ai sensi del diritto internazionale umanitario e all'erosione della libertà di stampa e di espressione nei contesti di conflitto. Esortiamo tutte le parti coinvolte a rispettare il diritto internazionale umanitario».
La Media Freedom Coalition conclude invitando «tutte le parti a garantire la protezione dei giornalisti e degli operatori dei media in Medio Oriente, in conformità con il diritto internazionale. Chiediamo che tutti gli attacchi contro gli operatori dei media siano oggetto di indagine e che i responsabili ne rispondano, nel rispetto delle leggi nazionali e internazionali».
Tra i firmatari della dichiarazione figura la stragrande maggioranza dei Paesi Ue - tra i quali l'Italia -, e tra gli altri, Canada, Gran Bretagna, Australia e Ucraina. Manca, al momento, l'adesione degli Usa. (anc)