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La copertina de L’Espresso in edicola il 23 ottobre 2026 (Foto: lespresso.it)
Cdr 23 Ott 2026

L’Espresso, il Cdr: «Dal direttore censura di un articolo senza confronto e motivazioni»

I rappresentanti sindacali: «È l’ultimo caso di una serie variegata e numerosa. In tal modo si delegittima e si terremota il lavoro di tutti». Il direttore Emilio Carelli: «Rientra nelle mie prerogative scegliere se pubblicare o meno un articolo e valutare se è conforme alla linea editoriale del giornale».

«Al momento della chiusura del numero in edicola il 16 ottobre, ancora una volta, il direttore ha deciso arbitrariamente di togliere un articolo dalla pagina, previsto da una settimana nel timone, senza un confronto e senza una adeguata motivazione». Lo denuncia il Cdr de L’Espresso in una nota pubblicata sul numero in edicola venerdì 23 ottobre 2026.

I rappresentanti sindacali proseguono: «Il caso è l’ultimo di una serie, variegata e numerosa di censure, comminate con una certa frequenza e in maniera del tutto irrispettosa del lavoro dell’intera redazione. Non di rado si tratta di pezzi già impaginati, illustrati, titolati e presenti nel sommario. In tal modo si delegittima e si terremota il lavoro di tutti. Ciò si somma a un quadro in cui la redazione del digitale (testata autonoma dal 2026) nell’ultimo anno è stata utilizzata come strumento di progressiva epurazione della storica redazione del settimanale di carta. Ciò avviene su più fronti. Da un lato si affidano sempre più al digitale articoli e persino copertine della carta; dall’altro le firme della redazione del settimanale sono quasi sparite dalla rete: la visibilità dei loro articoli è, sul sito, estremamente ridotta, arrivando quasi a zero sui social. La stessa logica, in misura variabile, è applicata agli eventi che portano il nome Espresso».

Il Cdr sottolinea poi che «in parallelo si assiste a un clamoroso cambio di linea. Sia nelle scelte editoriali del settimanale, sia negli eventi. Ad esempio si dà grande visibilità e lustro a interviste e ospitate a ministri ed esponenti del governo Meloni, con un generale atteggiamento di ossequio nei confronti del potere. Uno scivolamento visibile anche in copertina: quella del 2 ottobre, “I cavalieri della mancia”, dedicata alle mance del governo a fine legislatura (concepita dalla redazione) e quella del 9 ottobre, “Il guardiano dei conti”, dedicata a incensare il ministro dell’Economia, cambiata in corsa e affidata a un divulgatore al suo primo articolo per l’Espresso».

Il Comitato di redazione conclude: «Denunciamo con forza tutto questo, perché segna lo snaturamento dell’identità editoriale e politica che è il Dna del nostro giornale, senza la quale L’Espresso diventa un marchio da utilizzare nei contesti e per gli scopi più vari, ma dietro il quale non c’è più nulla di ciò che ha rappresentato nei suoi settant’anni di storia».

Il direttore del settimanale, Emilio Carelli, ha replicato con una lettera «per ricordare a tutti che rientra nelle prerogative del direttore responsabile scegliere se pubblicare o meno un articolo e valutare se è conforme alla linea editoriale del giornale». (anc)

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