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Ordine 06 Giu 2007

La Cassazione “sconfessa” il Consiglio Nazionale: i giornalisti possono dirigere riviste pornografiche

I giornalisti possono dirigere riviste di contenuto pornografico. Lo afferma la Cassazione che ha respinto il ricorso con il quale il Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti chiedeva la radiazione dall'albo professionale di una giornalista che dirigeva riviste pornografiche.

I giornalisti possono dirigere riviste di contenuto pornografico. Lo afferma la Cassazione che ha respinto il ricorso con il quale il Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti chiedeva la radiazione dall'albo professionale di una giornalista che dirigeva riviste pornografiche.

Ad avviso della Suprema corte, non sarebbe conforme alla Costituzione attribuire al Consiglio dell'ordine dei giornalisti ''il potere di discriminare le pubblicazioni periodiche 'degne' di essere edite'' e per le quali ''è conforme alla dignità professionale del giornalista assumerne la direzione''.
In particolare, la Suprema corte, ha confermato la nullità della radiazione inflitta a Florence Odette F. dal Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti con delibera del 17 febbraio 2004. Contro la sanzione disciplinare la giornalista aveva fatto ricorso alla magistratura ordinaria che gli aveva dato ragione con sentenza emessa dal tribunale di Roma il 10 novembre 2004, poi confermata anche dalla Corte d'Appello il 31 gennaio 2006.
Contro l'annullamento della 'punizione' a Florence Odette il Consiglio nazionale dell'ordine dei giornalisti, nella persona del presidente Lorenzo Del Boca, ha reclamato innanzi alla Suprema corte. Ma gli 'ermellini' - con la sentenza 13067 della III sezione civile - hanno replicato che ''la pretesa dell'Ordine di esprimere un giudizio in ordine alla qualità della stampa periodica e di sanzionare (perchè in contrasto con la dignità e il decoro professionale) i giornalisti iscritti che prestano la loro attività in periodici aventi, a suo insindacabile giudizio, un 'contenuto' non degno, si risolve, chiaramente, nella pretesa, di esercitare, mediante l'apparente controllo sul 'comportamento' dei propri iscritti, una 'censura' preventiva sul contenuto della stampa periodica''. In proposito la Cassazione sottolinea che si deve escludere ''allo stato del vigente assetto costituzionale, la legittimità di un potere di censura rivendicato dal consiglio dell'Ordine''. Soprattutto tenendo presente che per le pubblicazioni pornografiche da lei dirette, Florence Odette - annotano i supremi giudici - non risulta abbia subito sentenze penali di condanna.
Così il ricorso dell'ordine nazionale dei giornalisti è stato 'rigettato'' con condanna al pagamento di 5000 euro per onorari oltre al rimborso delle spese generali e di legge. (ANSA)

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