Uffici stampa, troppe zone d'ombra. Lo denunciano l'Ordine dei giornalisti dell'Umbria e l'Associazione Stampa Umbra in una nota congiunta diffusa giovedì 29 ottobre 2026. «Da tutta la regione - rilavano - continuano ad arrivare segnalazioni di uffici stampa e comunicazione che si avvalgono di addetti non iscritti all'Ordine professionale».
Situazioni che Odg e Asu «hanno già verificato in diversi casi», ma «mai come in anni recenti, e soprattutto da quando il ricorso all'intelligenza artificiale è diventata una pratica diffusa e alla portata di tutti, si nota un proliferare di comunicati stampa inviati da dipendenti di enti pubblici, così come da personale non qualificato di importanti fondazioni con soci pubblici, associazioni di categoria, società sportive. Addetti che vengono anche chiamati a convocare e organizzare conferenze stampa», rimarcano i rappresentanti regionali della categoria.
Ordine e Assostampa «invitano tutti i colleghi a tenere conto della provenienza di ogni materiale informativo che ricevono» e «richiamano alla valorizzazione delle professionalità giornalistiche, laddove esistenti, senza surrettizi tentativi di sottrazione delle competenze che già assolvono nell'ambito dell'informazione e comunicazione digitale a vantaggio di addetti non altrettanto qualificati».
Nel sottolineare, inoltre, che «sono sempre a disposizione di chiunque per aiutare a individuare le corrette procedure per il reclutamento di giornalisti», Odg e Assostampa ammoniscono che «non saranno più tollerati comportamenti che configurano palesi violazioni di legge e che sconfinano nell'esercizio abusivo della professione», anticipando, infine, di essere «pronti ad attivarsi congiuntamente a tutela dei giornalisti che lavorano in ambito sia pubblico che privato».
Anche con l'obiettivo di «prendersi cura del futuro dei tanti ragazzi e ragazze che si sottopongono ad anni di studio e formazione specialistica per intraprendere una professione delicata e spesso scomoda, dimostrando ancora di credere nei valori che ci vengono consegnati dal nostro ordinamento professionale e deontologico. Valori - concludono - che riteniamo intramontabili e, anzi, sempre più fondamentali per la tenuta democratica delle nostre comunità». (mf)
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