Il presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli ha suggerito un 'restyling' delle norme che riguardano le sanzioni per la mancata osservanza degli obblighi formativi dei colleghi, che potrebbero essere classificate come «sanzioni amministrative e non disciplinari», così come si potrebbe «stabilire la sospensione, o la radiazione in automatico dell'inadempiente».
Durante l'audizione in commissione Giustizia del Senato, mercoledì 14 gennaio 2026, dedicata all'esame della riforma degli ordinamenti professionali, il presidente dell'Ordine - che, nel 2024, è giunta a 98.780 iscritti in tutta Italia - ha affermato poi che «i nostri collegi di disciplina regionali sono ingolfati da procedimenti disciplinari per colleghi adempienti che, magari, perché hanno uno, due, cinque crediti formativi non ottenuti e restano indietro», avendo, invece, «difficoltà nel portare avanti azioni» in merito a «violazioni più importanti» compiute dai giornalisti.
Una linea che la Federazione della stampa «non può condividere». Per la segretaria generale Alessandra Costante, «una nuova declinazione delle norme che riguardano le sanzioni per la mancata osservanza degli obblighi della formazione dei giornalisti deve essere calata nella realtà».
Di certo, rileva Costante, «ci sono molti inadempienti rispetto alla formazione - che è un obbligo di legge e come tale va rispettato nei termini previsti - ma è anche vero che i ritmi lavorativi dei giornalisti oggi sono molto serrati. Spesso i colleghi seguono la formazione obbligatoria nei giorni di riposo oppure di ferie. È per questo che nella sua piattaforma per il rinnovo contrattuale con la Fieg, la Fnsi ha inserito la previsione di un monte ore per la formazione obbligatoria».
Prosegue la segretaria generale: «Passare dalla censura, che in media è la massima sanzione inflitta fino a questo momento agli inadempienti, alla sospensione o addirittura alla radiazione per via amministrativa, che sono provvedimenti che colpirebbero direttamente i giornalisti nella loro capacità di lavorare, è una linea che la Fnsi non può condividere. L'auspicio del sindacato è che ad occuparsi del mancato rispetto dei doveri dei giornalisti continuino ad essere le commissioni disciplinari dell'Ordine con la necessaria responsabilità».
Quanto, infine, al disegno di legge delega per il riordino delle professioni, «ci sarebbero tante cose da dire - conclude Costante - a cominciare dal fatto che quella dei giornalisti è una professione che ha una indiretta tutela costituzionale (un altro caso sono le professioni legate alla salute dei cittadini) e che ha necessità di vedere salvaguardate tutte le tutele e le garanzie di un professione che maneggia un bene sensibile, per quanto immateriale, come quello dell'informazione». (mf)