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Ordine 04 Lug 2006

Intercettazioni: no a bavagli, ma si rispettino le regole Protagonisti a confronto al convegno dell’Ordine dei giornalisti con Mastella

No a leggi liberticide né a bavagli per i giornalisti, ma sì al rispetto delle regole, in particolare a tutela della persona, per evitare abusi nella pubblicazione delle intercettazioni telefoniche. E' quanto è emerso dal convegno, organizzato a Roma dall'Ordine dei giornalisti, al quale hanno partecipato il ministro della Giustizia Clemente Mastella, i presidenti dell'Associazione magistrati Giuseppe Gennaro, delle Camere Penali Ettore Randazzo, della Fnsi Franco Siddi e dell'Odg Lorenzo Del Boca e il presidente dell'Autorità per la protezione dei dati personali Francesco Pizzetti.

No a leggi liberticide né a bavagli per i giornalisti, ma sì al rispetto delle regole, in particolare a tutela della persona, per evitare abusi nella pubblicazione delle intercettazioni telefoniche. E' quanto è emerso dal convegno, organizzato a Roma dall'Ordine dei giornalisti, al quale hanno partecipato il ministro della Giustizia Clemente Mastella, i presidenti dell'Associazione magistrati Giuseppe Gennaro, delle Camere Penali Ettore Randazzo, della Fnsi Franco Siddi e dell'Odg Lorenzo Del Boca e il presidente dell'Autorità per la protezione dei dati personali Francesco Pizzetti.

''Nessuna voglia di fare censura, di mettere la museruola o il bavaglio, ma ritengo che ci debba essere minor pigrizia giornalistica'', ha sottolineato Mastella. ''Io ho rispetto di quello che i giornalisti mettono sui taccuini ma non di quello che si deposita in maniera pigra sui loro taccuini''. Per il ministro, ''ognuno ha la sua autonomia e la sua espressione di libertà, però c'è anche l'anonimo che io non conosco che finisce per essere sacrificato ed esposto assai spesso ingiustamente al ludibrio e alla gogna mediatica. Credo si abbia il dovere di tutelare questo anonimo''. Quanto al rispetto delle regole, ''se all'interno di un'ordine c'è un organismo preposto a sanzioni o reprimende, ben venga, altrimenti ci devono essere norme esternè', ha aggiunto Mastella, escludendo di essere ''tra quelli che vogliono mettere le manette ai giornalisti o chiudere gli ordini professionali. Ho la mia idea di modernità basata sul rispetto della persona, che è sacra''. ''Non servono leggi liberticide'', ha sottolineato Siddi. ''E' giusto che i misteri vengano svelati, che gli scandali escano fuori. Ma quando lo scandalo investe la sfera del potere, scattano le tendenze a introdurre limiti alla libertà di stampa. Non siamo noi giornalisti a fabbricare gli scandali, anche se nelle ultime vicende qualche eccesso c'è stato: dobbiamo allora ripartire dal nostro Codice deontologico e dire che cosa occorre fare perchè venga rispettato di più''. L'idea giusta, per Siddi, potrebbe essere ''creare dentro l'Ordine dei giornalisti un Giurì d'onore che si pronunci in pochi giorni sugli eventuali abusi, offrendo l'eventuale 'ristoro' alla persona coinvolta''. Anche Vittorio Roidi, segretario dell'Odg, ha lanciato un allarme sulla ''voglia di segretezza'' maturata dopo i recenti scandali, ''che fa pensare a quello che accadde nel '92-'93 con Tangentopoli. Il giornalista deve rispettare la Costituzione e la legge sulla privacy, ma tutto va ricondotto nell'ambito dell'autoregolamentazione della categoria''. Su fronti diversi, penalisti e magistrati. ''Nelle vicende di questi giorni, compresa Calciopoli - ha detto il presidente dell'Anm Gennaro - ci sono parti delle intercettazioni pubblicate che non provengono dagli uffici giudiziari che le hanno disposte'', bensì ''da chi le stava effettuando''. Sempre più spesso, infatti, ''l'ascolto viene remotizzato: chi ascolta è persona diversa da chi ha disposto l'intercettazione''. ''La mia - ha detto ancora - non è una difesa d'ufficio della categoria: ci sono soggetti interessati, per ragioni diverse, alla fuoruscita anticipata delle intercettazioni sottoposte al segreto istruttorio''. In ogni caso, per Gennaro, ''è azzardato pensare di restringere ulteriormente i reati per cui è ammesso questo strumento di indagine; i sistemi sono estremamente sofisticati, per cui il potere di controllo da parte del pm si è attenuato. Si tratta, dunque, di un tema complesso su cui bisogna interrogarsi senza cercare soluzioni comode o rapide''. L'''unico discrimine possibile'', secondo il presidente dei penalisti Randazzo, è ''la legalità. Di leggi ce ne sono tante, il problema è farle rispettare. Ha senso aggiungere altre regole con la consapevolezza che non vengano rispettate?'' Per esempio, ''la violazione del segreto d'indagine è un reato perseguibile d'ufficio dagli uffici giudiziari: è possibile che non venga perseguito?'' L'unica soluzione è ''riconquistare il primato della legalità''. Al Garante per la Privacy spetta il difficile compito di trovare l'equilibrio tra libertà di stampa e tutela della persona: di qui il richiamo forte ai giornalisti al rispetto del Codice deontologico, ma anche agli uffici giudiziari ad adottare ''precise misure di sicurezza'' per i dati a loro disposizione. Per l'Autorità, ha detto Pizzetti, sarebbe ''utile'' poter comminare ''sanzioni pecuniarie più significative'', in ogni caso ''non sanzioni penali''. (ANSA)

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